Perugia dal talento francese

Posted By on Mar 31, 2018 | 0 comments


Matteo Quaglini
Una città votata al talento, Perugia. Ieri nel calcio, con il mitico Perugia di Ilario Castagner nell’anno del dio pallone 1979. Oggi nella pallavolo, con la squadra allenata da Lorenzo “Lollo” Bernardi il giocatore del secolo e l’allenatore che insegue il suo primo scudetto italiano dopo i nove conquistati da giocatore e fuoriclasse. La Perugia di ieri rivive ora il suo momento magico tentando con nuovi protagonisti, nuovi campioni e nuovi capitani di ventura la scalata alla vetta più alta, quella che una volta raggiunta permette di issare sulla cima della montagna la bandiera chiamata vittoria.
La rotta verso il successo di uomini e giocatori che apparentemente, quando il destino lì mette assieme, non hanno nulla in comune tra loro è data dalla gestione del tempo, dello spazio e del talento. Tre componenti per costruire l’idea e la squadra, tre componenti per mettersi di fronte all’avversario con la consapevolezza dei forti e con la capacità di comprendere chi sia il tuo rivale, tre componenti per sublimare le altre: qualità tecnica, sapienza tattica, personalità, cuore e determinazione.
Negli affondi gol di Vannini a Torino contro la Juventus bi-campione d’Italia (1977 e 1978), nel gioco duro e tecnico di un giovane Salvatore Bagni, nel controllo del gioco dei capitani Frosio e Ceccarini, nei movimenti di Speggiorin e Casarsa c’era tutto il talento sognatore e minerario di uomini un pò artisti. Di uomini alla Pinturicchio, alla Perugino, alla Piero Della Francesca, pittori intrisi tra genio e visione col sogno sempre acceso nella loro Perugia e nel cuore di realizzare l’impossibile.
La stessa arte che oggi esprimono tecnicamente le alzate del serafico argentino De Cecco, i muri del serbo d’acciaio Podrascanin, le ricezioni precise del Prohaska della pallavolo Berger, gli attacchi da obice delle battaglie di Wagram Atanasijevic, il lavoro di costruzione e finalizzazione di Zaytsev, ( foto inserire Zaytsev in ricezione) tutti tratti della Sir Perugia che sogna il campionato. Due squadre dal “profilo francese” per dirla con i passi di una famosa canzone di De Andrè, un altro che di espressione del talento puro se ne intendeva, due squadre il Perugia del 1979 e quello di oggi nella pallavolo aperte al talento e alla volontà di manifestarlo, ipnotizzando gli avversari. Volley-Sir-Safety-Conad-Perugia-01-Zaytsev
Ci vogliono i Saint-Just, i Danton per trasformare una filosofia in una carriera, per traslare un’idea dalla mente alla realtà, per portare un gioco all’imbattibilità per 30 partite, un campionato, come fece il Perugia di Castagner, per pensare che la montagna dalla alte e ripide pendici chiamata Civitanova Marche possa essere scalata come crede sia possibile la Perugia che schiaccia oltre la rete del dio pagano chiamato pallavolo.
Questi personaggi da “rivoluzione culturale” sono stati, nella città delle signorie dei Visconti e dei Baglioni, Ilario Castagner e Lorenzo Bernardi. Allentori, coach, attaccanti da panchina come lo erano da giocatori, Castagner tra buone serie B e C, Lorenzo il “magnifico” ai livelli più grandi con Modena, Treviso , Macerata e la nazionale dal passo italo-argentino. In ognuno dei due c’è qualcosa dell’altro. Castagner ha di Bernardi il senso del gioco d’attacco, l’idea che tutta l’azione di costruzione fosse un unico grande attimo volto a preparare l’affondo finale, per questo in quel Perugia di trent’otto anni fà c’erano i Bagni e i Vannini e per questo in quello di Bernardi c’è Atanasijevic. E’ la verticalità, l’attacco diretto dell’avversario da lontano che unisce il gioco degli “insospettabili” di allora e degli “ambiziosi” di oggi.
In questo stile di gioco Bernardi ha di Castagner la cura per la costruzione della squadra, l’idea complessiva, il piano che legittima tutto il sistema. La scelta di Berger ora che lo  schiacciatore americano  Russel è claudicante dopo un infortunio, è il simbolo del suo modo di vedere e pensare pallavolo. In avvio di stagione non ora. Perchè ha ragionato all’inverso: non ha voluto un altro “picchiatore” per fare la squadra, ha cercato un regolarizzatore, un geometra del gioco che potesse dargli, quando chiamato in causa, l’altro grande tratto dei vincenti, l’equilibrio.
Nella prima partita della serie di play-off in corso contro una grande come Trento, Berger ha svolto magnificamente questo ruolo confermando che in panchina c’è un allentore che sa leggere la costruzione di una squadra in anticipo. Proprio come fece Castagner affidando le redini della regia e della prima costruzione a Frosio, il capitano del suo grande, immaginifico Perugia. I pensatori si sà proiettano il loro pensiero nei pratici, quelli che devono realizzare l’idea. Quelli che devono renderla vincente di fronte agli avversari.
Gli avversari dunque, ci siamo. L’ultimo ostacolo da superare, dopo quello con se stessi, affinchè il sogno si realizzi.
Il Peurgia del 1979 rivaleggiava con Liedholm e il suo Milan della zona orizzontale, dei grandi campioni in difesa, del diciottenne Baresi già autorevolmente “kaiser Franz” e dell’ultimo magistero di sua maestà Gianni Rivera. Era una squadra diversa da quel Perugia, flemmatica e attenta come il barone svedese. Vinse, impattando due partite e la verticalità dei perugini. Ma Castagner pur secondo conquistò ugualmente lo “scudetto”, perchè la vittoria ha molte facce se le si sanno guardare. Imbattuti per primi nella storia del calcio italiano, il segno della loro diversità. Diversità perugina.
La Sir Perugia di pallavolo vice campione d’Europa; vincitrice quest’anno di coppa Italia e super coppa italiana cerca di superare Trentino dei nazionali italiani e serbi per sfidare l’accerrimo rivale di Civitanova, esattamente così come sulle sue terre combattevano nel ‘500 gli ostrogoti di Teodorico e i bizantini di Belisario. Civitanova appunto, il drago da sconfiggere per la terza volta in stagione, come fece il Perugia di Bagni e Malizia contro la Juventus issandosi poi in testa alla classifica. Bisogna battere l’avversario alla fine, dice la legge non scritta dello sport, perchè il talento da tratto alla fine, si trasformi nell’emozione chiamata vittoria. Un’emozione che alberga da trentotto anni a Perugia.

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