di Alessia Fratarcangeli
Il Leicester, con un fatturato pari a un quinto di quello del Manchester United, esce vincitore da un campionato da sempre dominato dai club più ricchi. Il club neocampione allenato da Claudio Ranieri, in mezzo a tutti questi immensi capitali, è di certo un’eccezione. Ma neanche troppo: non fatevi ingannare, il Leicester è un ‘falso povero’ soprattutto se paragonato ad alcuni club italiani.
L’ultimo bilancio della squadra inglese (2014/2015) si è chiuso con un fatturato record pari a £ 104,4 milioni, tutto dovuto all’incremento dei ricavi tv (£ 68.1 milioni) della stagione della quasi retrocessione. L’ultimo bilancio del Napoli, oggi seconda in serie A, si ferma, invece, a € 143 milioni, plusvalenze incluse, con € 77 milioni di diritti tv. Equivalente, se non addirittura minore alla cifra che le Foxes hanno preso nell’anno della salvezza.
Numeri alla mano, la questione dei diritti tv è paradossale e anomala. Il divario tra i maggiori campionati europei è: sul gradino più alto del podio si piazza la Premier League, con quasi 2.500 milioni totali. Cifra che viene ripartita per tutte le partecipanti al campionato, perciò va da sé che anche un piccolo club come il Leicester (salvatosi dalla retrocessione) riesca a incassare più di 70 milioni.
Il calcio dei diritti TV penalizza fortemente le squadre italiane, sia perché i ricavi totali sono minori della Premier, sia per la ripartizione che crea un dislivello colossale se paragonato ai diritti inglesi. Il Carpi neopromosso incassa a malapena 22 milioni di diritti tv: ergo non potrà mai coronare il sogno scudetto.
Il problema è più legato al declino della Serie A, che non è più un prodotto appetibile. Non a caso, di ricavi TV, non vivono neanche le big, come dimostra l’affannosa ricerca di un posto in Europa. Difficile, se non impossibile, sperare che la forza delle idee e del sacrificio, se non coadiuvata da un minimo di solidità e disponibilità economica, possa sovvertire le gerarchie in modo clamoroso. In Italia, la favola Leicester, è impossibile.