di Massimo Fabi
CAMMINO. La formazione centro-americana si è guadagnata la partecipazione alla Copa America Centenario grazie al netto 4-0 rifilato ai cubani nella gara play-off dell’8 gennaio scorso. Nonostante sulla carta possa sembrare nel gruppo D come la compagine più svantaggiata, guai a sottovalutarla o, peggio ancora, considerarla squadra ‘materasso’. Il Panamá è infatti reduce da tre Gold Cup molto positive: finalista nel 2013 arrendendosi solo agli Stati Uniti, ha poi sfiorato il bis lo scorso anno perdendo in modo ingiusto la semifinale contro il Messico. Una gara decisa da due rigori dubbi a favore dei messicani, il primo dei quali concesso al 99’ minuto dei tempi regolamentari quando la Marea Roja, in vantaggio, era ormai sicura di avercela fatta. Passati i veleni di fine luglio e le accuse di corruzione alla CONCACAF, il Panamá si è concentrato sulle gare di qualificazione al prossimo Mondiale, competizione fin qui mai disputata: inserito nel gruppo B con Costa Rica, Giamaica e Haiti, l’obiettivo è terminare tra le prime due per poter accedere all’ultimo round consistente in un girone unico composto dalle sei migliori squadre del Nord-Centro America. Obiettivo che sembra ormai alla portata, essendo secondi a +3 sulla Giamaica quando restano solo due partite alla conclusione dei gruppi preliminari. Il c.t. è il colombiano Hernan Dario Gomez, alla guida dei Cafeteros nei Mondiali 1998 e Copa America 2011, ma anche ex allenatore dell’Ecuador, ottenendo nel 2002 la prima storica partecipazione in un Mondiale dove fu battuto, all’esordio in Giappone, dall’Italia di Trapattoni con una doppietta di Vieri. Tempi ormai passati, ora si punta a compiere una impresa del genere con il Panamá.
ROSA. Gomez conferma il nucleo portante con qualche aggiunta. Le novità ‘giovani’ sono i difensori Roderick Miller e Fidel Escobar, insieme alla punta classe ’97 in forza alla seconda squadra del Porto Ismael Diaz. Gli altri ‘europei’ sono il terzino sinistro Davis, militante nel campionato slovacco, e l’attaccante Arroyo trasferitosi ad inizio 2016 al RNK Spalato in Croazia. Solo in cinque rimangono per ora nella terra natia, la maggior parte del gruppo gioca infatti in diversi club dell’area americana.
Ecco i 23 convocati da Gomez per la Copa America Centenario:
Portieri: Jaime Penedo (Deportivo Saprissa, Costa Rica), José Calderon (Platense FC, Honduras), AlexRodriguez (San Francisco FC)
Difensori: Harold Cummings (Alajuelense, Costa Rica), Felipe Baloy (Atlas Guadalayara, Messico), FidelEscobar (Sporting San Miguelito), Roderick Miller (San Francisco FC), Adolfo Machado (Deportivo Saprissa, Costa Rica), Eric Davis (DAC Dunajská Streda, Slovacchia), Luis Henriquez (Tauro FC).
Centrocampisti: Gabriel Gomez (SC Cartagines, Costa Rica), Anibal Godoy (San Jose Earthquakes, USA), Amilcar Henriquez (America de Cali, Colombia), Valentin Pimentel (La Equidad, Colombia), Armando Cooper(Arabe Unido), Alberto Quintero (San Jose Earthquakes, USA), Ricardo Buitrago (Juan Aurich, Perù).
Attaccanti: Abdiel Arroyo (RNK Spalato, Croazia), Gabriel Torres (Zamora FC, Colombia), Luis Tejada (Juan Aurich, Perù), Blas Perez (Vancouver Whitecaps, Canada), Roberto Nurse (Mineros de Zacatecas, Messico), Ismael Diaz (Porto B, Portogallo).
ASPETTI NEGATIVI. Per quanto sia una realtà che si sia fatta rispettare negli ultimi anni come dimostra il podio raggiunto nelle tre recenti Gold Cup, superare al tempo stesso il girone D, avendo come avversarie il Cile campione di Sudamerica e i fuoriclasse argentini, equivale a un miracolo difficilmente realizzabile vista la differenza di valori. Molto si deciderà al debutto con la Bolivia, un incontro probabilmente già da dentro o fuori. I più esperti della compagine panamense risultano tra loro affiatati giocando insieme da diverso tempo, l’altra faccia della medaglia è tuttavia costituita dal fatto che la linea verde risulti pressoché esigua: metà di coloro che prenderanno parte alla spedizione sono infatti ultratrentenni, basti pensare alle 35 primavere di Penedo, Baloy, Luis Henriquez e Blas Perez, alle 34 di Tejada, o ai 32/33 anni di Gomez, Amilcar Henriquez e Nurse. Tanti senatori dunque, poco ricambio generazionale. E’ inoltre assente Román Torres, pilastro difensivo nonché capitano della selezione di Gomez rimasto fuori da metà settembre per infortunio al legamento crociato.
COME GIOCA. Il percorso nella Gold Cup del luglio 2015 era stato segnato, nel raggio dei novanta minuti, da sei 1-1 consecutivi in altrettante gare. Successivamente, da novembre a marzo 2016, nelle prime quattro partite CONCACAF valide per le qualificazioni a Russia 2018, la Marea Roja ha collezionato un totale di quattro reti fatte e soltanto due subite. In attesa di possibili controprove costituite dagli impegni proibitivi con Argentina e Cile (l’amichevole preparatoria persa 2-0 contro il Brasile può far testo solo in parte), questi numeri dimostrano come il Panamá si stia rivelando una compagine tutt’altro che semplice da scardinare. I moduli privilegiati sono il 4-4-2 e 4-2-3-1: davanti al portiere titolare Penedo sembrano avere il posto assicurato il terzino destro Machado e i centrali Cummings e capitan Baloy. Più incertezze nel ruolo di esterno basso a sinistra, dove nel ballottaggio tra Davis e L. Henriquez può aggiungersi come ‘terzo incomodo’ il marcatore Miller, provato ultimamente da Gomez anche lateralmente. Le colonne in mediana sono Godoy e Gomez, mentre sulle corsie di fascia ci si affiderà alle ali Pimentel a destra, con Armando Cooper in alternativa, e Quintero sull’altro fronte. In attacco, alternandosi, probabile che partano in pole i veterani Tejada, Nurse e Blas Perez, senza dimenticare la freschezza e rapidità assicurate dai più giovani Gabriel Torres, Arroyo e Diaz, opzioni da considerare valide anche per un 4-2-3-1 potendo essere lanciate, se necessario, sulla linea della trequarti. Nell’eventualità di questo modulo, come regista avanzato alle spalle della prima punta sarà chiamato in causa uno tra Armando Cooper e Ricardo Buitrago, affiancati da Pimentel e Quintero. Uscire come terzi o almeno a testa alta sarebbe già in sé apprezzabile, ma le favole europee di nome Grecia e Leicester dimostrano come nel calcio sognare non costi nulla…