Gonzalo chi?

Posted By on Dic 12, 2016 | 0 comments


di Alessia Fratarcangeli

Se le difficoltà del Napoli sembravano iniziate con l’assenza forzata di Milik, acquistato per non far rimpiangere il capocannoniere dello scorso anno, Gonzalo Higuain, arrivati quasi a fine girone d’andata i numeri dicono altro. I partenopei, orfani per più della metà dei match di un vero numero nove, hanno realizzato ben 32 reti in 16 giornate, con una media di due goal a partita. L’anno scorso la banda di Sarri era a quota 28, di cui quattordici a firma dello scatenato argentino. Anche a causa del brutto infortunio dell’attaccante polacco, le realizzazioni degli azzurri sono molto ben ripartite e non legate a due o tre calciatori come avveniva nelle scorse stagioni con Higuain, Insigne e Callejon. Certo, gli attaccanti fanno comunque la parte del leone, ma capitan Hamsik, con cinque reti in campionato, guida la carica dei marcatori meno attesi. Ci sono poi i due gol nelle due ultime partite di campionato per Piotr Zielinski, nuovo punto fermo del centrocampo di Sarri e una rete ciascuno per Chiriches, Koulibaly e e Maksimovic, abilissimi a sfruttare le situazioni a palla ferma. Un terzo delle marcature in campionato del Napoli viene quindi dai due reparti più arretrati, un ampio miglioramento rispetto alla scorsa stagione. La ritrovata forma di Insigne, l’esplosione definitiva di Mertens e la solita concretezza in zona gol di Callejon hanno portato in cascina finora 17 reti, a cui si devono aggiungere le 4 di Milik prima della rottura del legamento crociato e la solitaria perla di Gabbiadini contro il Chievo. Ventidue gol da cinque calciatori sono un ottimo bottino, che dimostra che gli schemi di Sarri premiano tutti i protagonisti della manovra offensiva, indipendentemente dalla presenza in campo di un vero numero nove. Il ritorno di Milik nel 2017 dimostrerà se questo trend è destinato a continuare; l’attaccante polacco è comunque più mobile di Higuain e tende a dialogare di più con i compagni, invece di finalizzare quasi sempre come faceva l’argentino. Ovvio quindi che i compagni di reparto, ma anche i centrocampisti, possano beneficiarne. Se i numeri continueranno a dare ragione al tecnico dei partenopei, il “rischio” è che magari la stagione 2016/17 non avrà un capocannoniere in maglia azzurra, ma che le prestazioni e i risultati della squadra non siano più dipendenti da un solo calciatore. Di certo sarebbe un’ottima notizia per società e tifosi.

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