di Michele D’Alessio
Era l’ultimo mondiale del millennio. Era l’estate del 1998, in Francia. La Coppa del Mondo tornava in Europa dopo la prima escursione negli Stati Uniti, dove tanto per cambiare aveva vinto il Brasile.
La Coppa del Mondo tornava in Europa a 8 anni dalle notti magiche di Italia 90, e la trovava in condizioni diverse da come l’aveva salutata. Oltre l’Adriatico, la Jugoslavia si era divisa in tanti
Stati. In particolare, il 25 giugno 1991, fu la Croazia a proclamarsi indipendente.
Il calcio quindi si arricchiva di una nuova nazionale, con la maglia caratteristica a scacchi bianco e rossi, e con tanti giocatori che avevano fatto la guerra. Figurarsi se avrebbero avuto paura di fare un
mondiale.
Francia 98 è un riferimento per tutti quelli cresciuti negli anni novanta. Forse il più indimenticabile dei mondiali, anche se sfortunato per la nazionale italiana, complice la traversa di Gigi Di Biagio che ci condannò contro i padroni di casa. Ma ancora oggi, quando quel mondiale è un ricordo capace di far brillare gli occhi, il pensiero non può non andare a quella meravigliosa Croazia capace di stupire il mondo. Ronaldo, Zidane, Chilavert il portiere goleador, il calcio tutto velocità della Nigeria, il gol di Vieri alla Norvegia, l’Olanda di Bergkamp. Sopra a tutto questo c’era la Croazia di Suker, di Boban, di Stanic, di Jarni, di Asamovic, di Prosinecki, di Vlaovic. Un mix micidiale di tecnica, tenacia e cattiveria da far tremare i polsi.
La prima partita del girone si gioca a Lens, e la Croazia guidata dal commissario tecnico Miroslav Blazevic, si sbarazza facilmente di un’altra matricola, capitata ai mondiali quasi per caso. Sono infatti
i caraibici della Giamaica a cadere sotto i colpi dei balcanici. Il primo gol lo mette a segno Mario Stanic, all’epoca in forza al Parma, capace di sfiorare lo scudetto dodici mesi prima. Nel recupero del primo tempo però i centroamericani pareggiano, ma nella ripresa grazie alle reti di Prosinecki e Suker la Croazia porta a casa i primi tre punti del suo mondiale. Proprio il bomber croato del Real Madrid, attuale presidente della federazione calcistica croata, divenne capocannoniere di Francia 98, mettendo a segno 6 reti.
E’ Nantes ad ospitare la seconda partita dei croati. Di fronte alla Nazionale di Blazevic c’è un’altra pittoresca matricola. E’ la nazionale Giapponese, fino a quel punto conosciuta per i cartoni
animati di Holly e Benji, reduce da una sconfitta contro l’Argentina (uscita vittoriosa soltanto grazie ad una rete di Batistuta), a provare ad impensierire i biancorossi. Fu proprio Suker a decidere
l’incontro, grazie ad una rete realizzata con l’evidente collaborazione dell’estremo difensore nipponico Nobuyuki Kojima.
Argentina e Croazia, quindi, entrambe a punteggio pieno, si affrontano per il primo posto nel girone H. L’Argentina è imbottita di campioni, oltre a Batigol, ci sono El Cholo Simeone, El Burrito Ortega, La
Brujita Veron e tanti altri militanti nel campionato italiano. Segno evidente di come alla fine degli anni novanta, la nostra serie A era il centro gravitazionale dell’intero calcio globale. La sfida finisce 1-0 per l’albiceleste, il gol vittoria è messo a segno da Mauricio Pineda, onesto difensore ai tempi in carica
all’Udinese.
Agli ottavi, di fronte alla Croazia c’è un’altra sorpresa del mondiale. Si tratta della Romania, in grado di arrivare prima nel girone della superfavorita Inghilterra, sconfiggendola con le reti di Moldovan e
Petrescu. Romania-Croazia, il derby dell’est europa, è una partita dura, maschia da disputare sotto il sole cocente di Bordeaux. Zorro Boban è ispirato, ma l’estremo difensore romeno Stelea lo è di più. Ma allo scadere della prima frazione, l’equilibrio è rotto da un calcio di rigore. Popescu impedisce a Suker di girarsi in area, l’arbitro Castrilli di Buenos Aires indica senza esitazioni il dischetto. Suker batte e spiazza Stelea, ma mentre esulta con i suoi compagni, l’arbitro fischia ripetutamente per far calciare nuovamente
la massima punizione. Il pallone infatti non era posizionato esattamente sul dischetto. Suker, da campione vero, trasforma anche il secondo rigore calciando di potenza all’angolino, Stelea pur intuendo
la traiettoria non può nulla. Nel secondo tempo è ancora partita a due Suker-Stelea, il portiere del
Salamanca pare insuperabile e la partita termina così. Piccolo punteggio per un grande risultato: ai quarti di finale la Croazia si troverà davanti ai mostri sacri della Germania.
In palio c’è la semifinale contro la Francia padrona di casa, uscita vittoriosa ai rigori contro l’Italia.
Quella sera allo Stad de Gerland di Lione, si è scritta una delle più irripetibili pagine della storia recente del calcio. La Germania, che per la seconda volta nella sua storia si presenta unita senza l’aggiunta del punto cardinale, contro la Croazia, apparsa da soli sette anni sulle carte geografiche. Il primo vero pericolo lo porta Oliver Bierhoff, neanche a dirlo di testa. E’ una parata da fantascienza di Ladic che nega la gioia del gol al bomber di Karlsruhe. Ma l’episodio che fa svoltare la partita, e quindi anche il mondiale delle due compagini, arriva quando il centrale tedesco Worns ferma Suker lanciato a rete con un’entrata da karate. Espulsione diretta e Germania in dieci uomini. Nel secondo tempo la Croazia dilaga, lanciando a Brasile, Olanda e Francia, un messaggio chiaro: per la vittoria si deve fare i conti con loro. Un diagonale da fuori area di Jarni poco prima del thè caldo spiana la strada alla Croazia. Nella ripresa la Germania va kappaò. Goran Vlaovic, in Italia con la maglia del Padova, realizza dalla distanza prima che Suker sigli la terza rete che consegna la Croazia alla storia del calcio, ed elimina per la Germania, che per il secondo mondiale consecutivo esce ai quarti di finale.
La favola della Croazia prosegue nella partita delle partite. La semifinale contro la Francia è un ostacolo ai limiti dell’insuperabile. Si gioca allo Stade de France, a Parigi. La Francia che ospita il mondiale è lanciata verso la finale, raggiunta dal Brasile non con poca fatica dopo aver vinto ai rigori contro l’Olanda.
I transalpini come prevedibile attaccano, Zidane colpisce un palo da distanza siderale. Dopo un minuto del secondo tempo, però, Asamovic pesca Suker sul filo del fuorigioco. L’attaccante croato mette giù e batte Barthez con un colpo da biliardo. La Croazia è in vantaggio, un brivido percorre tutti gli appassionati di calcio mentre Suker esultando si fa il segno della croce. La finale mondiale è quindi una concreta possibilità, per la più bella delle favole. Nemmeno il tempo di riprendersi che la Francia pareggia. C’è ancora la grafica in sovrimpressione quando l’interista Djorkaeff verticalizza per Thuram. Il terzino del Parma che fino a quel momento in carriera aveva messo a segno otto reti, e nemmeno una in nazionale, controlla la sfera e pareggia i conti. L’inerzia della partita rimane in mano ai francesi che raddoppiano, e a segnare incredibilmente è ancora Lilian Thuram, con un tiro quasi casuale da fuori area. La Francia accedeva così alla finale contro il Brasile di Ronaldo.
I ragazzi di Blazevic regalano un’ultima gioia al loro popolo superando l’Olanda nella finalina, e conquistando così il terzo gradino nel podio. Una medaglia di bronzo, che grazie all’entità di
quell’impresa, la storia ha colorato d’oro. La Croazia salutava il mondiale francese, risvegliandosi da un sogno vivido che solo il calcio sa regalare. L’impresa di quella Croazia è ancora nelle menti e nei cuori di chi quella estate ha amato emozionarsi dietro a quei giocatori rappresentanti di una nazione nuova, nata anche col sacrificio tanti altri come loro.