COPA AMERICA CENTENARIO, GRUPPO D: ARGENTINA

Posted By on Giu 3, 2016 | 0 comments


di Massimo Fabi

CAMMINO. L’ultima Coppa America vinta dall’Argentina risale al 1993, e la parentesi delle medaglie d’oro nelle Olimpiadi 2004 e 2008 non possono colmare il vuoto di titoli mancati per scivoloni e finali perse. Un vero paradosso per una nazionale capace di presentare fuoriclasse su fuoriclasse in ogni grande occasione: i tempi sono più che mai maturi, è arrivato il momento di vincere un torneo competitivo senza se e senza ma. C’è soprattutto da riscattare la sconfitta patita lo scorso anno in Cile, e il destino ha voluto che gli uomini di Tata Martino rincontrassero la Roja per una seconda vendetta dopo quella di marzo nell’incontro valido per qualificazioni al Mondiale 2018 in Russia. Un successo molto importante che ha permesso all’Argentina di risollevarsi dopo un inizio percorso balbettante. Il ko ai rigori nella finalissima della Copa America 2015 aveva infatti lasciato strascichi nel periodo tra ottobre e novembre; poi la risalita, e ora la Selección si trova al terzo posto nella classifica CONMEBOL a quota 11 punti, due in meno rispetto a Ecuador e Uruguay. Non può bastare chiaramente a Messi, chiamato ad alzare un trofeo con la nazionale maggiore: quale occasione migliore di una edizione speciale come il Centenario, per far fronte a quello che fin qui è stato il tallone d’Achille del giocatore più forte al mondo.

ROSA. L’Albiceleste parte come favoritissima per la vittoria finale disponendo di un parco giocatori da far invidia a qualsiasi altra selezione ‘americana’ e non solo. Un onore per Martino che diventa onere, perché non arrivare fino in fondo equivarrebbe automaticamente a un fallimento: se in porta nulla è cambiato, con Romero primo portiere e il duo GuzmanAndujar a farne le veci, nel reparto difensivo si assiste a una piccola rivoluzione vista l’esplosione recente di Gabriel Mercado, terzino destro del River Plate con il vizio del gol, e del promettente centrale dell’Everton Ramiro Funes Mori. Due forze in ascesa che vanno ad aggiungersi alle colonne Otamendi e Rojo. Tagliati fuori nomi importanti come Zabaleta, Garay e De Michelis, faranno invece parte della spedizione statunitense il nostro Roncaglia e le altre due conoscenze del campionato argentino Maidana e Cuesta. Il centrocampo è una miscela perfetta di tutte le caratteristiche necessarie: da un lato fisicità, intelligenza tattica e aggressività garantite da Mascherano, Biglia e dai mediani dell’Atletico Madrid Augusto Fernandez e Kranevitter,  dall’altro classe e fantasia personificate in Pastore, Banega e Lamela. Il probabile avanzamento di Angel Di Maria e Nico Gaitan come esterni d’attacco ha indotto il c.t. a non inserire nella lista dei 23 sia Tevez che Dybala. A portare alta la bandiera argentina saranno quindi capitan Messi, Higuain, Agüero e Lavezzi.


ASPETTI NEGATIVI
. Negli ultimi dodici anni e tra un campione e l’altro, questo gruppo di fuoriclasse si è perso spesso all’ultimo, quando si era a un passo dal traguardo. La ‘sindrome’ di una vittoria che alla fine non arriva può nascere di conseguenza. Dalla Coppa America del 2004 in Perù, la Selección ha infatti perso ben quattro finali, tre del torneo continentale e quella del Mondiale brasiliano, tutte oltre i tempi regolamentari salvo quella senza storia del 2007 vinta 3 a 0 dalla Seleçao. L’Argentina ha giocatori di carattere per eliminare scorie recenti, ma al tempo stesso le ferite ancora fresche potrebbero influire psicologicamente nei momenti decisivi o di maggior sofferenza. Una maledizione rafforzata dallo stesso Tata Martino che già nel 2011 aveva visto il suo Paraguay cadere in finale sotto i colpi uruguagi firmati Suarez e Forlan. Passando al campo, e più precisamente alle statistiche, emerge un dato ‘sorprendente’: nonostante la mole di giocatori a disposizione sul fronte offensivo, dopo sei gare di qualificazioni al prossimo Mondiale l’Albiceleste detiene il peggior attacco insieme al Perù. Solo sei le reti a messe a segno, un particolare che conferma l’andamento non molto prolifico mostrato durante l’avventura brasiliana e nella scorsa Coppa America. Il gioco spesso non ha decollato, e i singoli a volte fanno fatica a creare un’anima collettiva esplosiva: elemento che può essere penalizzante specie nelle partite ad eliminazione diretta. Tale limite comunque è in parte frutto del calcio dell’allenatore anteponendo equilibrio e solidità allo spettacolo, motivo per cui l’Argentina ha avuto di recente un ottimo rendimento difensivo: da verificare in questo senso il reparto arretrato, per metà stravolto rispetto alle due ultime competizioni vista la bocciatura di tre guide come Zabaleta, Garay e De Michelis. Tante proteste, infine, dai tifosi della Selección per l’esclusione dell’astro nascente Dybala a vantaggio di un Lavezzi in fase calante.


COME GIOCA
. Il 4-3-3 è il modulo standard, potendosi trasformare in un 4-2-1-3 con la palla al piede: variante costituita dalla posizione del giocatore più fantasioso del terzetto di centrocampo. Davanti Romero partirebbero favoriti Mercado, Otamendi, Funes Mori, Rojo; a protezione della difesa c’è il playmaker e leader Mascherano coadiuvato dalla sapienza sul centro destra di Biglia, sebbene lo stesso Augusto Fernandez sia ormai maturo per una maglia da titolare. Per il ruolo di interno più avanzato dovrebbe esserci un testa a testa tra Banega e Pastore, chiamati ad agire tra le linee durante la fase offensiva; questi ultimi avrebbero più spazio solo se Di Maria, elemento imprescindibile, dovesse esser confermato nel tridente in versione ala sinistra. Sull’altra corsia ovviamente capitan Messi, mentre al centro ci si prepara al solito e strenuo ballottaggio tra Higuain e Agüero. In corsa, pronti ad assicurare effervescenza Lavezzi e Gaitan.
Probabile formazione Argentina: (4-3-3) Romero; Mercado, Otamendi, Funes Mori, Rojo; Biglia, Mascherano, Banega; Messi, Higuain, Di Maria.

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