L’Inter è viva, ma dietro balla

Posted By on Set 12, 2016 | 0 comments


Michele D’Alessio
Una vittoria da Pazza Inter, nel solco della tradizione. Mauro Icardi trascina la squadra nerazzurra ai primi tre punti in campionato dopo una partita rocambolesca, in cui gli uomini di De Boer sono passati dal meritarla di vincere, al rischio di perdere, prima di trovare la doppietta del solito bomber.
0Un primo tempo fatto di tanto possesso, qualche spunto che ha perlopiù esaltato le doti di Bizzarri e diversi brividi. Verre fa tremare la traversa ad Handanovic battuto, evidenziando tutti i limiti della retroguardia interista. Limiti di movimenti all’unisono più che di prestazioni dei singoli. Va dato merito al Pescara di Oddo di aver giocato una partita intelligente, sapendo soffrire e al tempo stesso affidandosi alle giocate dei suoi giovani come Caprari, di proprietà interista ma in prestito in Abruzzo per tutta la stagione.
Memushaj, Benali, Bahebeck e altri sanno giocare un calcio frizzante, e non a caso sono passati in vantaggio nel momento giusto, in cui l’Inter stava forzando le catene della retroguardia pescarese prima con Candreva e poi con Banega. De Boer ha evidentemente fiutato il pericolo, e ha optato per una grossa soluzione ai grossi problemi a livello realizzativo. Tre cambi contemporaneamente, roba che si vede poco sui campi della serie A, nel tentativo di rivitalizzare la squadra. Ecco che dopo due minuti Icardi pareggia i conti servito da Banega.

Nel frattempo sale in cattedra anche Joao Mario, capace di strappare solo consensi in merito alla sua prestazione. Il Pescara alla fine cede, senza però andare lontano dal vincerla: un prodigioso intervento di Handanovic salva il risultato. Palacio si mangia un gol fatto, segno evidente che anche per chi è stato un campione, il tempo passa e la lucidità viene meno. Poi ci pensa sempre Icardi a togliere le castagne dal fuoco. Rete nel recupero, primi tre punti, sblocco psicologico per De Boer e l’Inter tutta.  All’orizzonte la partita di Europa League contro l’Hapoel Beer Sheva. Novanta minuti di passaggio nell’attesa del derby d’Italia, la gara contro la Juventus che da sempre coniuga rivalità e tradizione.

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