Nicola Ciacciarelli
Che la vittoria di Verona possa dare nuova linfa alle convinzioni bianconere lo sapremo solo tra qualche tempo.Intanto la Juve incassa altri tre punti e consolida la vetta.
Allegri vara un 4-3-3 che prende le sembianze di un 4-4-2 in alcuni frangenti di gara. Cuadrado, infatti, non gioca a ridosso di Higuain ma da esterno di centrocampo a tutti gli effetti, mentre Mandzukic rispetta le consegne e tende molto ad allargarsi, sacrificandosi non poco per la causa. A gestire le danze non è Pjanic, ma un Hernanes in discreta forma. Il bosniaco gira a largo, ma riuscirà ad esser decisivo al momento opportuno. Juve diversa, battagliera, che crea ma non concretizza. Il Chievo la mette sul fisico, affidandosi al lancio lungo (33 in totale) che fa tanto calcio inglese anni 80, e gli uomini di Allegri rispondono a tono. Le occasioni arrivano ma per vedere la rete che si gonfia bisogna aspettare la ripresa. Segna Mandzukic, poi la Juve spreca con El Pipita il colpo del ko e subisce l’uno a uno di rigore da Pellissier. I bianconeri soffrono per tutti i 90′ i cambi di gioco dei clivensi, in particolare di Radovanovic che ha nei due esterni, Izco e Cacciatore i suoi ”ricevitori” preferiti. I due mandano in ambasce Lichtsteiner. La Juve si allunga e proprio lo svizzero commette fallo in area su Pellissier. Poi… la magia estemporanea del singolo. Pjanic si guadagna la punizione dal limite che trasforma a regola d’arte. La rete che può cambiare la sua annata a Torino e, perchè no, quella di un’intera squadra. La Juve si scopre sciupona, ma tutto sommato c’è da prendersi i lati positivi della trasferta veneta. La squadra ha costruito e ha limitato al minimo i momenti di passività evidenziati nel recente passato. Alcuni uomini stanno prendendo sempre più confidenza con la maglia bianconera come Mehdi Benatia (100% dei duelli aerei vinti e 100% dei passaggi andati a buon fine). Piccoli passi sì, importanti però in una giornata in cui Higuain rimane a secco. E la classifica continua a sorridere.