Luigi Pellicone
0-0 e tutti a casa, che fa freddo. Giallorossi qualificati e con la testa al Milan. Padroni di casa incapaci di andare oltre qualcosa che si traduca in “calcio”.
Partita dai crismi della classica gita fuori porta che, quando appare il pallone, attenzione a non stancarsi troppo né farsi male. Clima natalizio, arriva anche il regalo: la vittoria del Plzen garantisce al Giurgiu una qualificazione più trovata che voluta.
Giocano in modo orribile i rumeni, la maggior parte fra l’altro in evidente sovrappeso. Condizione atletica rivedibile, a tutto beneficio della Roma che gioca al piccolo trotto. Spalletti si dedica agli esperimenti. Servirebbe un miracolo, più che un alchimista per restituire Iturbe al calcio. Sia da esterno che da centrale, il ragazzo commette sempre lo stesso errore. La frenesia lo divora: abbassa la testa e sbatte contro le maglie romene. Prove di crash test, più che da calcio ragionato. Molto meglio Vermaelen, che riesce a chiudere la prima partita senza guai muscolari e disciplinari. Ordinato Gerson, che resta un’incognita come regista: impossibile valutarne l’incidenza contro questi dopolavoristi. Seck fa il suo, Palmieri cresce in condizione, senso tattico e fiducia. Strootman ne gioca 65′ nel dubbio, e anche bene. Totti predica nel deserto: le sue pepite non sono raccolte da El Shaarawy a caccia di smalto e posizione. La caccia all’oro è rimandata ai sedicesimi quando il gioco, se non duro, inizierà perlomeno a essere serio. Finisce 0-0 fra i pianti d’incredulità dei romeni. Riderà, eccome, chi se ne gioverà dell’accoppiamento, nei sedicesimi. Nell’attesa del sorteggio, la Roma torna a casa, Immacolata e soddisfatta: poco più che un allenamento, zero infortuni e qualche indicazione per l’immediato futuro.