Giorgio Dusi
Dopo due anni, la storia d’amore tra De Roon e l’Atalanta è tornata in armonia. Dopo un turbinio di emozioni. Il primo anno da sorpresa, arrivato senza aspettative dall’Heerenveen, l’olandese è stato la rivelazione dell’Atalanta che lottava per la salvezza. Poi è diventato una plusvalenza, una delle cessioni più onerose nella storia dell’Atalanta. Ma a Middlesbrough De Roon è rimasto un solo anno, prima di essere richiamato alla base. Fregiandosi anche del record di acquisto più costoso dell’Atalanta.
Quella cessione dell’estate 2016, salutata positivamente soltanto dalle casse bergamasche, aveva lasciato l’amaro in bocca a entrambe le parti: la Dea che aveva perso il proprio miglior centrocampista, De Roon che in Inghilterra non si era espresso al suo migliore livello. Ed è retrocesso in Championship. La conclusione è stata ovvia e scontata: il ritorno a Bergamo. Anche a prezzi forse troppo elevati.
E il prezzo, per l’olandese, è stato probabilmente un grosso peso. Oltre a una condizione fisica che ha tardato a trovare. I primi (secondi) mesi bergamaschi di De Roon sono stati complicati. Il classe 1991 sembrava avere perso smalto, lucidità. E la tecnica ne ha ovviamente risentito. Gasperini lo ha pazientemente aspettato, fino a renderlo uno degli intoccabili del suo centrocampo. Nel 2018 è partito in panchina soltanto in una partita nelle 21 in cui è stato a disposizione.
Irrinunciabile, per l’equilibrio che garantisce e per come unisce tecnica e lucidità sia in fase difensiva che offensiva. Un centrocampista completo, qualcosa di raro per il livello dell’Atalanta. E con la continuità sono arrivati anche i numeri: tre gol e due assist. Determinanti per la corsa all’Europa. Così come per il futuro.
Se quest’anno infatti De Roon ha dovuto attraversare mesi difficili, come da lui stesso riconosciuto, a causa della preparazione svolta quando ancora era un giocatore del Middlesbrough, la prossima stagione la inizierà già a Bergamo. E se sarà ancora agli ordini di Gasperini – come dovrebbe essere, mercato permettendo per entrambi – sarà uno dei cardini della prossima Atalanta. Uno dei leader, dei giocatori più esperti (ha spento a Marzo 27 candeline) e uno degli elementi su cui costruire la prossima stagione. Da vivere possibilmente da protagonista anche in Europa.