Matteo Quaglini
Cercherà di correre forte il Tottenham, a Wembley, per battere il Barcellona in crisi di risultati e scelte. Una corsa fatta di verticalità e palla negli spazi per far fare agli uomini di Valverde quello che meno sono capaci di proporre in una partita: correre all’indietro e recuperare l’avversario. L’idea di Pochettino è passare in vantaggio così da acquisire forza psicologica e nascondere le cinque dolorose assenze che la sua squadra mette, stasera, sull’altare della coppa dalle grandi orecchie quasi come sacrificio iniziale al grande Barcellona confuso e dipendente da Messi come titolava Marca alla fine della gara casalinga pareggiata contro l’Athletic Bilbao.
Cinque assenze importanti a fronte del rientro di Hugo Lloris tra i pali. In ogni caso un equilibrio minato nelle fondamenta più solide del Tottenham che senza Dembélé, Alli e il suo regista offensivo Eriksen deve rinunciare al gioco verticale centrale per spostare quest’azione sugli esterni e più direttamente, sulle punte. La conseguenza iniziale è quindi l’utilizzo dell’ottavo modulo in otto partite ufficiali. Non si tratta, però, di confusione, ma di una scelta. Il piano è quello di adattarsi agli avversari, di togliere i punti di riferimento e di attaccare in modo sempre diverso: passando sui “binari” di Trippier e Rose oppure allungando centralmente per Kane.
Un modo di attaccare la squadra più forte spostando il gioco su un lato per poi ritrovarlo centralmente al momento della conclusione, meno passaggi in definitiva e più conclusioni contro una difesa che, Valladolid a parte, ha sempre subito gol in partite ufficiali.
La squadra inglese ha ritrovato a Huddersfield i gol di Kane e considerando anche la coppa di lega contro il Watford, quelli di Lamela. Un segnale importante nelle settimane in cui ha perso i suoi migliori centrocampisti. Tutto il peso del gioco sull’attacco, dritto per dritto, una strategia “spartana” per farsi vedere più forti di quello che, in realtà, si è. In questa partita contro i maestri, arrugginiti, del palleggio conterà portare molti uomini in area e riempirla di cross. Ecco perché il tema strategico prevale su quello tattico. Non saranno i dettagli a determinarla, ma i movimenti.
Due le scelte che il Tottenham farà, sia che costruisca dal basso con la palla rasoterra, sia che Lloris rilanci col calcio lungo: la palla, gira e rigira, dovrà finire sempre su uno dei due lati lunghi del campo. Per questo l’Ernesto barcellonista sta pensando di schierare la sua truppa con il 4-4-2, il sistema campione di Spagna della passata “temporada”. Prevede, l’entrenador, che il Tottenham porti lì il maggior pericolo e trova nel raddoppiamento sugli esterni la soluzione per togliere i rifornimenti a Kane, Lamela e Lucas nel momento in cui i “fiorettisti” di Pochettino occuperanno l’area di rigore.
Dopo la strategia e la contromossa di ordine catalano, un altro tema della partita potrebbe venire dalla prestazione di Lamela, l’argentino talentuoso e a volte effimero. Il ragazzo ha mantenuto meno di quelle che sembravano essere le premesse iniziali quando giovanissimo sbarcò nel “Nuovo mondo” a Roma. La seconda stagione buona, terminata in doppia cifra, lo portò in un’altra grossa capitale dell’Europa e del football, Londra.
Finalmente l’Inghilterra per migliorare quanto aveva imparato nel campionato più tattico del pianeta ed esprimere, in quello più equilibrato, tutto il suo talento. Complici anche gli infortuni, Lamela ha espresso solo a tratti i suoi colpi. Ora sembra essere più dentro la squadra come i 3 gol delle ultime partite stanno a testimoniare. Vecchi vizi lo portano ancora a sbagliare l’aggressione sulla palla come in occasione del mancato raddoppio a San Siro che avrebbe potuto suggellare i settantacinque minuti di qualità del Tottenham, ma nonostante questo l’argentino è in grado, ora, di chiudere con più forza il gioco d’attacco degli Spurs.
Potrebbe essere la pedina che sposta l’equilibrio della partita, forse più lui di Kane che sarà nel mirino dalla linea difensiva del Barcellona e in quella di Piqué in particolare. Una pedina imprevedibile nella partita a scacchi con i favoriti della coppa, non è un caso che Erik Lamela abbia giocato e giochi da sempre sull’esterno.