Nicola Ciacciarelli
La Juventus fa suo anche questo derby e rinvia, almeno per il momento, critiche ferocissime che sarebbe inevitabilmente piovute in caso di sconfitta o pareggio. Come con il Ferencvaros i 3 punti arrivano nel finale. Ancora di testa. Stavolta non c’è Morata, ma Bonucci che prova a suonare la carica che il popolo bianconero spera possa fungere da spartiacque in una stagione costellata sin qui da diverse incertezze.
La gara comincia come peggio non poteva per i bianconeri, sotto già al 9′ (gol sottomisura di N’Koulou), rischiano il bis al 13′ quando Szczesny ipnotizza Zaza lanciato verso la sua porta. La Juve pian piano alza il baricentro senza mai creare pericoli a Sirigu. Arriva a ridosso dell’area granata senza mai trovare il giusto pertugio. Manca come l’aria Alvaro Morata, non solo per la sua capacità realizzativa, ma anche per come sa aprire gli spazi. Dybala gira a largo e quando prova la conclusione è lontano parente del giocatore che faceva tremare i portieri avversari.
Pirlo si ostina a giocare con le ali a piedi invertite. E se da una parte Chiesa ingaggia un duello equilibrato con Singo, dall’altra Kulusevski sbaglia tutto quello che c’è da sbagliare. Accentrandosi lo svedese è preda di un Toro abile nel far densità nella zona centrale del campo. Juve manovriera, ma sconclusionata.
La ripresa non offre inizialmente grandi gioie alla Signora. La rete di Cuadrado è ”cancellata” dal fuorigioco attivo di Bonucci. I cambi forniscono però un po’ di vivacità in più. Il Torino non esiste in più in fase di ripartenza, mentre la Juve stazione negli ultimi venti metri, cominciando a riempire l’area granata. I cross arrivano tutti nel finale. In fotocopia McKennie e poi Bonucci, su cross di Cuadrado ribaltano il match e fanno tirare un sospiro di sollievo a Pirlo.
La Juve vince, ma non convince. Il percorso intrapreso dal mister sembra tutt’altro che chiaro. Tanti cambi di formazione e un modulo interpretato forse da alcuni uomini sbagliati. L’aggiunta di giocatori importanti completamente fuori forma (vedi Dybala) e di un centrocampo che non garantisce mai la marcia in più compongono un cocktail amaro per la Signora. Vittorie del genere potrebbero però aumentare autostima e cementare il gruppo.