Totti story… un anno dopo. Dall’arrivo degli americani a Roma-Genoa 2017…(terza parte)

Posted By on Mag 28, 2018 | 0 comments


(di Gianluca Guarnieri) La stagione di Claudio Ranieri inizia in maniera altalenante con un buon inizio, che si ferma nel mese di Ottobre. Totti è protagonista in ogni caso, realizzando una doppietta decisiva per la vittoria sul Napoli (e al suo amico Morgan De Sanctis) per poi realizzare la sua seconda tripletta in campionato contro il Bari (stupendo il terzo goal…). Qualche acciacco lo limita ma riesce a riprendersi per poi tornare per il finale di stagione. La Roma sfiora lo scudetto grazie ad una incredibile rimonta sull’Inter di Mourinho, ma vanifica il tutto perdendo contro la Sampdoria di Cassano, e non bastano i goal del Capitano per poter acciuffare il tricolore vinto dai neroazzurri, che si aggiudicano anche la finale di Coppa Italia con un goal di Milito. Proprio in questa gara, Totti viene espulso dopo aver scalciato Balotelli, autore di varie provocazioni rivolte al numero 10, che cade nella trappola. Un episodio che scatena polemiche e critiche, ma non fanno vacillare l’affetto della gente e dei tifosi verso il suo campione, sempre più bandiera e vessillo. Nel 2010, una nuova crisi tecnica attanaglia la Roma, con la Presidente Rosella Sensi che accetta le dimissioni di Claudio Ranieri, affidando la ciurma romanista a Vincenzo Montella che tenta un rush finale per raggiungere la zona Champions. “Top gun” confida nel Capitano che lo ripaga con una bellissima doppietta alla Lazio, facendo urlare al telecronista britannico Richard Whittle “the King of Rome is not dead”, letteralmente impazzito davanti alle giocate del Capitano. Totti, inoltre, supera anche Gunnar Nordhal come cannoniere principe con la stessa maglia, scavalcando il leggendario milanista a quota 211 e siglando ben 15 reti. L’era Sensi di conclude proprio in quella stagione con l’arrivo nell’Urbe del gruppo americano, capitanato prima da Thomas Di Benedetto e poi da James Pallotta. Nuovo tecnico lo spagnolo Luis Enrique, ex campione di Real Madrid e Barcellona, che paga però un certo noviziato nel guidare una squadra importante come quella giallorossa. La Roma stenta a decollare e nonostante il contributo puntuale del fuoriclasse di Porta Metronia (8 reti) tiene a galla la barca, arriva un settimo posto che fa storcere il naso. Luis Enrique saluta la compagnia Oro e Porpora, e per sostituirlo torna a Trigoria uno degli allenatori più legati a Totti, ovvero Zdenek Zeman, reduce dalla promozione in serie A con il Pescara. Totti riceve un beneficio immediato con l’incontro con il vecchio maestro, presentandosi in piena forma al ritiro, come un ragazzo. L’età non è più verde ma il talento è sempre scintillante, con ancora goal ed assist a profusione. Zeman però non ingrana e dopo una rovinosa sconfitta interna con il Cagliari viene allontanato dalla proprietà americana. E’ un colpo duro per il Capitano, che però dopo l’arrivo di Aurelio Andreazzoli, si erge ancora una volta a protagonista segnando il goal vittoria alla Juventus di Conte, trafiggendo Buffon (sua vittima preferita) con una cannonata impressionante che fa impazzire letteralmente la Curva Sud. Grande prova anche nel derby di aprile, dove gioca in maniera fantastica pareggiando il vantaggio laziale ed eguagliando con 9 reti il primato di Da Costa e Delvecchio. Un bellissimo momento rovinato dal finale di stagione, che vede la squadra giallorossa sconfitta nella finale di coppa Italia proprio dall’eterna rivale biancoceleste, per 1-0 con il goal di Lulic, che getta nello sconforto l’intera tifoseria romanista. Sarà un’estate complicata ricca di contestazioni, che però sono sopite dall’arrivo del nuovo tecnico, il francese Rudi Garcia. Il tecnico transalpino rimette insieme i cocci e si affida ancora al suo Capitano con il quale stabilisce un buon rapporto umano. La partenza è ottima e arrivano ben 10 vittorie consecutive che stabiliscono il nuovo record della serie A. Totti è grande protagonista soprattutto a San Siro contro l’Inter, sconfitta per 3-0 con ben due reti del suo alfiere. Sarà un bellissimo secondo posto con 85 punti e 8 reti di Francesco Totti, al “centro del villaggio” parafrasando una famosa frase di Garcia. Anche nella stagione successiva Totti non molla. Segna contro il Manchester City in Champions League la sua 291esima rete in maglia giallorossa, tra campionato e coppe, superando l’amico rivale Del Piero, e allo stesso tempo diventando il marcatore più anziano della competizione (38 anni e 3 giorni) superando la bandiera del Manchester United Ryan Giggs, record migliorato nel novembre 2014 con la stoccata al Cska Mosca giunto a 38 anni e 59 giorni. Un “Highlander” del calcio che si dimostra capace di rimontare 2 reti alla Lazio nel derby dell’11 gennaio, con una bellissima doppietta, segnando il 2-2 definitivo con una prodezza atletica degna di un ragazzino. Una stagione conclusa con un nuovo secondo posto dietro la Juventus. Totti è giorno dopo giorno il simbolo di un intera città e per il suo 39esimo compleanno il Comune di Roma gli dedica una serie speciale di biglietti dell’Atac, onore toccato solo a 2 Papi, ovvero Giovanni XXIII’ e Giovanni Paolo II’. Il resto è storia dei giorni nostri: il ritorno a Trigoria di Luciano Spalletti, in un rapporto ormai conflittuale con il numero 10, addirittura allontanato dal ritiro prima di Roma-Palermo. Totti ha il merito di non mollare e torna protagonista segnando all’Atalanta, una doppietta al Torino (dopo essere entrato 22 secondi prima) e al Genoa, reti preziose per il terzo posto definitivo in campionato. Reti e prestazioni che gli valgono ancora un rinnovo di contratto per la stagione 2016/17. Una stagione che lo vede giocare poco, con due reti in bottino (a Sampdoria e Torino sempre su rigore) che lo portano a quota 250 goal in campionato, secondo solo a Piola nella classifica generale. Ora l’annuncio del ritiro, nell’ultima partita in carriera domenica 28 maggio contro il Genoa. Sarà il suo ultimo capitolo come calciatore.  La carriera calcistica in giallorosso di Francesco Totti, termina con questo indimenticabile Roma-Genoa. 24 anni dopo il suo esordio il 28 marzo 1993, anche il recordman romanista appende le scarpette al chiodo, concludendo con una qualificazione diretta in Champions League, ottenuta per il rotto della cuffia, con un goal di Perotti al 90′. La festa non è stata rovinata e la gente che ha affollato lo stadio della Capitale, ha potuto tributare il suo affettuoso omaggio all’eroe di tante battaglie, commosso fino alle lacrime da tanti sentimenti. Un Totti che ha potuto salutare il suo popolo, compagni e familiari tra le musiche splendide del cinema con le note di Ennio Morricone e di Hans Zimmer (“Il Gladiatore”) a fare da padrone. Il cuore gonfio e le lacrime agli occhi, per il numero 10 di Porta Metronia un “giorno d’amore” come fu per il suo predecessore Bruno Conti 26 anni fa. Totti ha terminato da calciatore vero, tenendo palla negli ultimi palpitanti minuti, facendo scorrere i secondi a quella bandierina di Curva Sud che tante volte lo ha visto protagonista. Ha preso i calci dei genoani e li ha beffati con i suoi tocchi di palla. Era giusto così. Per lui che rappresenterà il fantasista, la genialità e la classe, unita alla potenza per sempre. Il numero 10 perfetto forse, una razza calcistica in via di estinzione…

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