Il Bilancio Azzurro

Posted By on Dic 31, 2020 | 0 comments


di Dario Vito

 

Per provare a fare un bilancio sul 2020 dei Partenopei, bisogna stabilire quale sia la chiave di giudizio. I pragmatici sono tanti, ma sono ancor di più, coloro che vedono il calcio come un eterno dibattito dicotomico tra chi alza trofei e chi rimane a mani vuote. Perciò, se si optasse per la chiave del pragmatismo, basterebbe consultare la bacheca ed ecco che il gioco è presto fatto. Il bilancio, si chiude in attivo: l’anno ormai alle spalle ha portato una Coppa Italia in più.

È una visione legittima, rispettabile, senza dubbio la più cinica e forse anche la più utilizzata. Tuttavia, i limiti ci sono. È una visione che limita molti aspetti e non prende in considerazione tutto ciò che c’è dietro un’annata, e che forse sminuirebbe anche lo stesso prestigio di questo successo.

Pertanto, per tirare le somme in casa Napoli, l’equilibrio è l’unità di misura ideale, soprattutto considerando che il tifo azzurro, a causa dell’eccessivo amore, pecca di una mancanza di equilibrio che, senza dubbio, gioverebbe anche alla squadra stessa nei momenti cruciali della stagione. Procedendo in ordine cronologico, bisogna considerare, per questo variopinto bilancio, anche l’ultimo quadrimestre del 2019 sotto la guida di Ancelotti. Disastro totale ed esonero inevitabile. La premiata ditta Ancelotti&Figli lascia una eredità disastrosa dentro e fuori dal campo. Gattuso, trova una squadra fisicamente insufficiente, fuori dalla corsa per il titolo e lontana nove distanze dal quarto posto. Ad onore del vero, anche un ottavo di finale di Champions da disputare con il Barcellona, dopo aver superato un girone più che alla portata, alle spalle del Liverpool. Come se non bastasse però, è spaccatura anche tra giocatori e proprietà. Le parole “ammutinamento” e “multa” diventeranno sinonimo di SSC NAPOLI per parecchi mesi.

Ecco, perché è doveroso essere equilibrati.

Paradossalmente però, Gattuso ha trovato una situazione ideale per le sue caratteristiche umane e tecniche. Da sanguigno quale è, ha rimarginato una situazione davvero sanguinosa. Il lavoro è stato lungo, considerando anche l’arrivo del Covid. Certo, anche lui ha pagato lo scotto iniziale con alcuni errori fatali che hanno tagliato fuori definitivamente gli azzurri dalle prime quattro posizioni però il lavoro è stato ripagato alla lunga. Il Napoli s’inchina a Leo Messi, non prima di aver ben figurato nel doppio incontro, specialmente nell’andata dell’ormai ex Stadio San Paolo. In campionato, chiude al settimo posto che non fa male, grazie al placebo Coppa Italia, quindi il pass garantito per i gironi di Europa League.

La Coppa Italia inizia ad andare stretta alla città di Napoli ma un anno fa, a quest’ora, la vittoria della stessa era impensabile. Ai quarti gli azzurri eliminano la squadra più in forma in quel momento, la Lazio. In semifinale, Gattuso vince la doppia sfida con Conte, decisiva la vittoria all’andata in casa dell’Inter. Infine, la ciliegina finale: la vittoria finale contro la rivale di sempre guidata da Maurizio Sarri. Il Napoli conquista la sesta Coppa Italia del club nel silenzio di Roma, ma alla stazione di Napoli-Afragola, la città accoglie in trionfo Gattuso che s’improvvisa capo ultras per una notte. La città riprende a sognare. Si chiude qua la prima parte del 2020.

Si riparte dal ritiro di Castel di Sangro, Gattuso confermato giustamente in panchina, ma con un rinnovo che non è mai arrivato. C’è comunque la consapevolezza che, con alcuni acquisti mirati, il Napoli possa ritagliarsi uno spazio da protagonista per la corsa al primo posto. De Laurentiis si concede l’all-in per l’attacco con l’acquisto di Osimhen, a centrocampo arriva in extremis Bakayoko, menomale dirà qualcuno in corso d’opera. Callejon ed Allan salutano il Vesuvio dopo un ciclo felice, ma non vengono rimpiazzati. Lozano rivitalizzato. L’obiettivo è ritornare in Champions dirà Gattuso ma la città pensa in grande come sempre, complice l’avvio degli azzurri. Con le difese alte di Parma, Genoa, Atalanta, Benevento, Bologna, il Napoli ci va a nozze ed Osimhen sembra essere l’ennesima scommessa vinta da Adl. Il Nigeriano però, si lussa la spalla in Nazionale e finisce il suo 2020, con due reti. Una squadra preparata come il Sassuolo sarà la prima in grado smascherare le fragilità della squadra allenata da Gattuso. Arriva anche il primo pugno vero della nuova stagione targato Ibra, ma il Napoli reagisce ed a tre partite dalla sosta natalizia il primo posto dista quattro punti.

In Europa League la strada si fa in salita con la prima sconfitta contro Az, ma alla fine il Napoli chiuderà al primo posto un girone scorbutico con Real Sociedad e Rijeka. Filtra ottimismo per affrontare Inter e Lazio, un bivio decisivo dove i Partenopei però, escono a mani vuote dal doppio incontro. Piove sul bagnato, con l’infortunio di Mertens e la malattia all’occhio del tecnico che lo destabilizzerà per tutto il rush finale. Il Napoli acciuffa nel recupero il Toro con una magia di Insigne chiudendo al quinto posto il suo 2020.

Tristezza e delusione sono i sentimenti che accompagno i cenoni ed i pranzi delle famiglie napoletane.

In tutto questo, il Napoli perde Re Diego e Fuorigrotta diventa patria del consolato di Villa Fiorito. De Laurentiis si prende la sua personale rivincita contro i malpensanti e si riprende il punto che i suoi dipendenti avevano guadagnato sul campo, ottenendo la ripetizione di Juventus-Napoli che si sarebbe dovuta disputare alla terza di campionato, proprio quando gli azzurri venivano da 8 reti fatte e zero subite e la Juventus era nel pieno della sua vulnerabilità.

Rimanendo equilibrati o essendo pragmatici, il bilancio chiude in attivo viste le premesse e tutte le circostanze extra-campo che hanno accompagnato questa annata. Un trofeo in più, e Napoli in piena corsa per il quarto posto, reale obiettivo di stagione. Ma ci sono alcune voci in rosso, alle quali i contabili azzurri dovranno assolutamente rimediare: l’assenza di un terzino sinistro, Mario Rui non ha reali alternative da tre anni. Il centrocampo oscilla tra alti e bassi e raramente si ha avuto la percezione di solidità (problema già rinvenuto durante il secondo anno di Benitez, sempre con lo stesso modulo) e la sfortuna è il dodicesimo uomo di questa squadra, su questo non c’è dubbio. Quanto a Gattuso, il rinnovo non arriva ed in città c’è chi spera nel ritorno di Sarri.

Il tempo non c’è però. Tra meno di venti giorni la Supercoppa, a febbraio i sedicesimi di Europa League saranno snodi decisivi che incideranno pesantemente sull’annata prossima.

Il 2020 è acqua passata, il Napoli ripartirà domenica dalla trasferta di Cagliari, per far sì che il bilancio del 2021 sia più azzurro che mai !

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