di Luca Falz
Sono tante le storie che il mondo del calcio mette in risalto; tante le sorprese, le delusioni e le variabili. Il nome Pal Dardai, probabilmente non è noto o famoso, ma la sua storia ha davvero dell’incredibile. Classe 1979, la sua seconda pelle è timbrata Herta Berlino, dove ha passato quindici anni da calciatore conditi da 297 presenze e 17 reti. Professione attuale: allenatore e…Commissario Tecnico. Berlino e Budapest, così lontane, così diverse e indissolubilmente unite per Dardai; uomo della provvidenza. Nel Settembre 2014, subentra a sorpresa ad Attila Pinter, come C.T della nazionale ungherese. Tante le perplessità sul suo conto; semplici ma evidenti. Aveva allenato solo le giovanili dell’ Herta, e subentrare sulla panchina di una nazionale non è cosa facile. L’inizio è strabiliante anche per i più ottimisti, il ruolino di marca è da top team, tant’è che nel Febbraio 2015 viene chiamato dal “suo” Herta per subentrare a mister Jos Luhukay, con i capitolini che non conoscevano il sapore della vittoria da sette giornate, ed erano in piena zona retrocessione. Compito difficile, anzi difficilissimo; ancor di più se sei C.T di una nazionale e ti stai giocando il posto agli Europei. È così che la favola è cominciata, da un allora 38enne alle prime armi. Quel 5 febbraio 2015, Dàrdai fu annunciato. Con la nazionale, porta a casa 14 dei 16 punti che consentono all’Ungheria il pass per Francia 2016, 45 anni dopo l’ultima volta; in più salva l’Herta Berlino l’ultima giornata sul fino di lana, ed in estate lo ricostruisce da cima a fondo. Con mentalità, non con grandi spese . Ungheria agli Europei ed Herta salvo, due vite un uomo solo. Il resto è storia recente, anche se non molto pubblicizzata, Pal lascia l’incarico di C.T , per dedicarsi solo e unicamente alla società tedesca. A poco più di anno dalla sua nomina, la situazione è totalmente cambiata. L’Herta è terzo, dietro Bayern e Borussia, primo nel campionato dei normali. Autentica sorpresa e rivelazione della Bundesliga, nella capitale si sogna l’ingresso in Champions che manca dalla stagione 99-00. Il suo è un calcio di predilezione iberica, gradevole ma non bellissimo, caratteristiche principali: cinismo e solidità. Una storia nella storia, che ha come protagonista un 39enne nato a Pecs e cresciuto in Germania. Uomo rivelazione inaspettato, e fuori da ogni logica, e siamo solo all’inizio. I top club lo seguono, in Ungheria è una “divinità” e Berlino sogna. La favola di Pàl Dardai è ancora tutta da scrivere.
