Inside: la Roma di Spalletti

Posted By on Feb 28, 2016 | 0 comments


24 May 2008 Luciano Spalletti Roma Celebrating The Victory During Final Italy Cup Matchplayed between Roma and Inter at Olimpic Stadium in Rome FotoClaudioPasquazi/GraziaNeri

Foto: ClaudioPasquazi/GraziaNeri

di Luigi Pellicone
Sesta vittoria consecutiva, terzo posto in attesa dello scontro fra Napoli e Fiorentina che permetterà di accorciare la classifica. Roma solida, bella ed efficace. El Shaarawy e Perotti si alternano nel ruolo di falso nueve. Keita e Nainggolan si distribuiscono compiti a centrocampo. Il maliano copre l’ampiezza, il belga attacca la profondità. Pjanic, liberato da compiti di copertura, orchestra la manovra. Giampaolo ha pochi piedi buoni, ma i toscani recitano uno spartito interessante: si sistemano come devono e serve su un campo di calcio. Squadra corta, palla giocata al massimo in due tocchi, compattezza fra le linee e movimenti negli spazi.
La differenza è nella qualità. Abbonda, fra i piedi di El Shaarawy. Ennesime prodezze per il Faraone, restituito ad altissimi livelli dalla cura del tecnico di Certaldo. Sbloccato il risultato, la Roma subisce il gol del pari in modo curioso, ma non causale. Giampaolo individua l’anello debole giallorosso, alza i terzini sulla sinistra e li invita più e più volte alla sovrapposizione e ai cross in mezzo. Evita cosi di subire la spinta di Salah e Maicon, che ha poca benzina, sulla destra. Quando, su uno dei tanti spioventi, Zukanovic e Szczesny confezionano il pari la Roma non si scompone. Né Spalletti rinuncia a offendere quando il polpaccio tradisce Nainggolan. Il segnale è forte e chiaro: Dentro Iago Falque: 4-3-3 con Pjanic e lo spagnolo a destra e sinistra e Keita vertice basso. Nel complesso la Roma gioca con grande serenità e consapevolezza. Trova il 2-1 e lo conserva senza soffrire. Nelle rare volte in cui si inceppa, è rimessa in moto dalle urla di Spalletti. Un vero martello, il tecnico giallorosso, ma la cura produce i suoi frutti. Questa è assolutamente un’altra squadra. Produce gioco, occasioni, sa soffrire e compattarsi, ripartire e pungere.
COSA NON VA – Maicon quando si propone non ha gamba né fiato per supplire alle ripartenze empolesi. Paredes soffre la marcatura di Perotti e si innervosisce. Sente troppo la gare e perde diversi palloni. Il gol dell’Empoli nasce da una incompresione tragicomica. Szczesny non è impeccabile nell’uscita, Zukanovic nella chiusura, la frittata è cotta a pari responsabilità. Altrettanto ingenuo l’Empoli nel subire il gol dell’1-2 su ribattuta della barriera non c’è interdizione. Zukanovic ha senso della posizione ma a volte arriva in ritardo nell’anticipo.
COSA VA – Perotti ha gamba, fiato e classe da vendere. Rudiger gioca da leader e comanda la difesa anche se a volta confida troppo nella sua strapotenza fisica. Szczesny che rincuora Zukanovic dopo l’autogol rientra nella lista degli atteggiamenti richiesti da Spalletti. Pjanic, liberato dai compiti di copertura, è molto più utile alla squadra. É la Roma di Spalletti, in tutti i sensi. Si vede la mano del tecnico: tatticamente, atleticamente e mentalmente. Un cammino esaltante, sinora. Il gruppo è con lui. E le prospettive divengono interessanti.

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