Francesco Moraso
Domani sera, alle ore 20:30, i riflettori dello stadio ‘Giuseppe Meazza’ in San Siro si accenderanno per il 169° derby della Madonnina, in campionato, tra Inter (da calendario ‘padrona di casa’) e Milan.
Troppo entusiasmo sul fronte rossonero. Fra interviste, eventi e facce dei giocatori, la sensazione è di troppa rilassatezza; fra un ‘il Milan gioca meglio’ e un ‘vogliamo la Champions’ c’è un po’ la corsa a dissolvere uno dei talenti nascosti del gruppo gattusiano: il partire da outsider. E non è certo il momento di farlo perché domani si va al cospetto di una delle peggiori compagini in circolazione.
L’Inter di Spalletti è una squadra di rara insopportabilità: pragmatica ed irritante. La squadra è molto temibile perché completa nell’11 titolare e nelle riserve: nei singoli è una grande squadra, in questo momento superiore al Milan, con un paio d’anni di acquisti/errori in più e si vede.
“Il Milan gioca meglio”, citazione diffusa alla quale si è prontamente accodata anche quella vecchia volpe di Spalletti in conferenza, convenevoli ricambiati da un puntuale Gattuso che da parte sua considera il collega un vero punto di riferimento nella professione.Cosa significa giocare meglio? se lo si intende come realizzare meglio l’idea di calcio che ha in testa il tecnico, unitamente all’esprimersi al meglio dei singoli e a delle buone trame, penso che siamo ancora abbastanza lontani dal ‘bene’, ma in avvicinamento con un percorso iniziato a gennaio scorso. Aumentano i minuti a partita in cui il Milan dà l’impressione di essere organizzato, l’efficienza al tiro, la precisione e diminuisce lo squallido possesso di alleggerimento. I rossoneri risultano ancora parecchio meccanici, sono soliti ripetere fino a trovare l’esecuzione giusta, ma se gli interpreti sono di livello, non è necessariamente un difetto; stanno crescendo fisicamente e nello sfruttare gli errori avversari, ma quanto a fantasia, improvvisazione, adattamento al momento…San Gonzalo aiutaci tu. E la difesa, purtroppo, è in difficoltà.
L’Inter è molto diversa; anche per via dell’esperienza di Spalletti che dà garanzie di capacità gestionale e non perde la bussola di fronte a qualche rovescio. Pare che i nerazzurri siano meno afflitti dalla paranoia del ‘belgiuoco’ e concentrati sui risultati. È una squadra a tre volti: a volte pigra, sorniona, metodica nel giro palla; spesso così contro le piccole;a volte invece veloce, imprevedibile, temibile perché dotata di ali tecniche e pericolose, ma anche del miglior uomo d’area, capace di trasformare situazioni poco pericolose (i cross) in gol, solida in difesa. Abbiamo visto quest’Inter nei due confronti in campionato l’anno scorso, nel ritorno finito 0-0 probabilmente è scesa in campo la miglior Inter per qualità insieme con quella ingiustamente sconfitta dalla juventus.
Poi c’è il terzo volto: quello del killer silenzioso. E qua occorre un paragrafo a parte. Bologna espugnata con tre reti oltre il 65esimo; Tottenham sconfitto con due reti all’85esimo e il 92esimo; Sampdoria fatta fuori al 94esimo; Fiorentina punita al 78esimo; SPAL freddata con due gol su tre tiri in porta. Le partite giocate finora: dieci, in tutte le competizioni, e questi gli episodi. E’ un trend, è una caratteristica, è un modo di stare in campo.
In ben sei confronti su dieci l’Inter è stata inferiore all’avversario che quindi ha creato di più e meglio e in ben quattro di questi i nerazzurri hanno vinto. C’è poco da dire: cinismo e concretezza sono doti da grande squadra, specie quando c’è una tendenza consolidata; questa squadra se la trascina dietro da mesi e non c’è più dubbio che si tratti di ‘caso’: non lo è. E’ capace di sfruttare i momenti e anche questa è una caratteristica da big che al Diavolo manca; dopo la Juventus, che può toglierti dal campo con 3 minuti di forcing, l’Inter è la migliore italiana in questo. Aggiungiamoci anche la pericolosità, come detto, su situazioni di solito scarsamente efficienti (cross) e su calcio piazzato (già tre reti) e otteniamo un bel riassunto su quanto veleno possono contenere i denti del biscione.
Ma ancor più che l’efficienza offensiva c’è il rendimento della difesa: quarta migliore difesa l’anno scorso, terza attualmente, il Milan al contrario concede sempre più di quanto crea l’avversario.
Quindi l’Inter “gioca male”? Non direi. Per le caratteristiche dei suoi giocatori, specie il migliore (Icardi), gioca benissimo. Sono finora le statistiche a non essere particolarmente eccitanti e descrivono una squadra a volte statica e poco produttiva, molto fallosa, che concede occasioni. Guardiamo però la classifica: sono terzi. Sicuramente alcuni ribaltoni e vittorie acciuffate col minimo sforzo sono frutto del livello degli avversari incontrati, il derby infatti sarà il primo confronto diretto stagionale per gli uomini di Spalletti; per il Milan sarà il terzo. Tuttavia i nerazzurri hanno costruito il loro percorso per il quarto posto, l’anno passato proprio sulla vivacità nei big match, tutti positivi salvo quello di San Siro contro la Juve, come detto, immeritatamente perso (anche per l’Apparizione di San Gonzalo); nelle grandi partite quest’Inter non sbaglia.
Dovremo quindi vedere un Milan diverso in difesa, o meglio più attento sugli episodi; sarà questa la chiave di un derby verso cui speriamo che il livello di tensione e sfida cresca con l’approssimarsi dell’evento specie fra gli uomini chiave della retroguardia: Romagnoli, molto svagato, e Gigio Donnarumma che anche in questo avvio di stagione continua a convincere poco.
Comunque il Milan può contare su di un solido 11 titolare e un’identità forte, è in fiducia visti i buoni risultati dell’ultimo periodo. Possiede alternative a partita in corso, ha Suso e Higuain in forma. Come possa però l’Inter non essere considerata favorita senza se e ma, rimane un mistero. Realismo e umiltà: questo deve essere il vero lascito del fu Grande Milan sacchiano e berlusconiano, di cui si fa un gran parlare del modulo e dell’atteggiamento, tralasciandone i valori. Per quanto riguarda Gattuso di certo non schiererà le due punte ed imposterà la consueta gara di sacrificio affidandosi alle certezze e non agli esperimenti da tanti invocati. A lui il compito di trasmetterlo ai ragazzi nonostante un clima un po’ troppo confident. Conosci il tuo nemico.