Di Francesco Maiocchi
MILANO – Addio, Cesare Maldini. Nella notte tra sabato e domenica ci ha lasciato una persona straordinaria. Prima uomo e poi calciatore. Tutto il mondo del calcio e anche la stampa estera ha voluto ricordarlo. Capostipite di una generazione di campioni, da Paolo a Christian oggi in primavera. Con il Milan e con la nazionale ha conquistato vette impensabili.
TUTTO SUL CAMPO – Cesare Maldini ha mosso i suoi primi passi da campione nella Triestina, ma bastano due anni per farsi notare dal Milan. Vestirà il rossonero per quasi tutta la carriera dal 1954 al 1966 e conclude l’attività da calciatore nel ’67 dopo un anno al Torino. Sul campo vince quattro scudetti, una Coppa Latina e la prima mitica Coppa dei Campioni contro il Benfica nel 1963. La prima del Milan, la prima dell’Italia intera. Qualunque persona l’abbia conosciuto, e chi vi scrive non è stato così fortunato, dirà la stessa cosa: “Era elegante”. In un calcio di difensori massicci e duri lui alzava la testa con tranquillità. Provava la giocata rischiosa anche all’interno della propria area di rigore, tanto che le sue giocate furono soprannominate le “Maldinate”.
SULLA PANCHINA – Appesi gli scarpini al chiodo ha iniziato la trafila da allenatore come vice nel Milan. Poi decide di farsi le ossa con il Foggia dal ’74 al ’76, passa poi alla Ternana per un anno e al Parma nei successivi due anni. Per un breve periodo ritorna al Mila e vince lo storico derby del 6-0 contro l’Inter. Da tecnico è con la nazionale che si toglie le maggiori soddisfazioni prima come vice di Bearzot al Mondiale di Spagna ’82 e poi come ct dell’under 21. Con gli azzurrini rimane nel decennio dal 1986 al ’96 vincendo tre volte consecutive l’europeo di categoria. Allena anche la nazionale maggiore per un biennio per poi diventare direttore tecnico del Paraguay.
I FUNERALI – L’ultimo saluto a Cesare si svolgerà martedì 5 aprile alle ore 11 presso la basilica di Sant’Ambrogio a Milano. Alla cerimonia sarà presente la formazione rossonera al completo. Ciao Cesare.