Matteo Quaglini
Vince il Barcellona utilizzando la tattica e le idee che dovevano essere proprie del Tottenham. Nello stadio talismano, Wembley, agorà di due coppa dei campioni (1992 e 2011) la squadra di Ernesto Valverde vince dominando per un’ora il Tottenham ancora troppo estetico e poco pratico in questo tipo di partite in cui la strategia conta più della tattica.
Accade così che il Barcellona deficitario in campionato e Messi dipendente nella liga di casa, torni invece in Europa e nella coppa a sentire le sensazioni della “grandeur” e a giocare la versione migliore e contemporanea del suo calcio: possesso, qualità, tecnica nelle conclusioni. Più due aspetti tecnici determinanti, la copertura – offensiva si capisce – delle fasce e Messi sempre divino quando c’è da esportare il dogma calcistico catalano così come facevano gli aragonesi quando commerciavano le loro “idee”.
E’ importante capire quello che ha fatto, sul piano tecnico, il Barcellona per spiegare nel dettaglio la partita del Tottenham. Nella preparazione della partita risultava possibile l’impiego del 4-4-2 come detto il modulo campione dell’ultima liga. Attuarlo con Coutinho sull’esterno destro ha determinato tre conseguenze: il primo gol del Barcellona, l’impedire a Trippier di allungarsi e mettere palloni tagliati in area per l’incornata di Kane e terzo, il conseguente avvicinamento di Messi all’area di rigore.
Con questa mossa “ancellottiana” per trovare, in questa due giorni di coppa, una comparazione tecnico-tattica precisa, Valverde e i suoi campioni hanno portato via il piano strategico al Tottenham rovesciando i contenuti della partita: quello che doveva fare la squadra di Pochettino cioè presidiare le corsie esterne, l’ha fatto il Barcellona. Senza una quantità grande di cross in area di rigore non era possibile vincere per gli inglesi.
Ma come si dirà? il Tottenham è una delle migliori rappresentanti del nuovo stile British applicato al calcio: tutto palleggio e palla rasoterra. E allora che centrano i cross? E perché è stato imbrigliato proprio sull’esterno e non nel mezzo, dai barcellonisti?
Partiamo da un presupposto: le assenze di Dembélé e Eriksen impedivano, al pronti via, tanto il recupero del pallone dai piedi di Busquets e Rakitic quanto di manovrare veloci e con scambi stretti, con due mediani più classici lo sfogo del gioco veniva naturale sull’esterno e alzare più del consueto il pallone. Era la necessità di giocare con certi giocatori a determinare uno sviluppo diverso del gioco inglese.
Secondo assunto: per segnare al Barcellona ci sono due vie, o creare molte occasioni o con alle spalle una quadratura difensiva forte e attenta, sfruttare quelle che si hanno in maniera matematica un’occasione un gol, un’occasione un gol e così via. Il Tottenham non dispone di una fase difensiva impenetrabile e deve scartare la seconda via per ripiegare sulla prima: quella delle tante occasioni portando la linea del Barcellona in area dove difende meno bene che a tutto campo.
E per avere tante occasioni occorre portare – molte volte – nel cuore del gol Kane e Lamela. Protagonisti si ieri, ma per via delle loro qualità individuali e non della strategia come invece era importante realizzare. Se seguiamo la via del gol capiamo la partita d’attacco del Tottenham. Due gol individuali con il pallone colpito a giro forte e preciso sul palo lungo, ma due gol frutto della classe e non di un piano preciso.
Il manifesto di questa “improvvisazione” nello sviluppo del gioco d’attacco sta tutta in un minuto il 13°, di solito numero fortunato nella credo dei più, e invece esempio di poca convinzione nella strategia d’attacco del Tottenham. Traversone di Trippier dentro l’area e nessuno a raccoglierlo, stavolta questa parola usata da Ulisse con la strategia dell’intelligenza della lungimiranza è una parola che spiega invece l’inconsistenza di una strategia calcistica.
Lo comprova l’ingresso all’81° minuto di Llorente, una torre. Troppo tardi per attuare un gioco votato sui cross come per tutta la partita aveva fatto Jordi Alba servendo il suo maestro di cerimonie Messi, spettacolare nel raccogliere i palloni laterali e a trasformarli in gol e punti. Uno sviluppo tecnico che Kane e Lamela non hanno potuto realizzare.