Milan, mai una gioia

Posted By on Ott 23, 2018 | 0 comments


Francesco Morasso

 

C’è qualcosa di peggio che perdere un derby al 92esimo?

Probabilmente sì, è la consapevolezza che se fosse finita 0-0 il giudizio sulla partita sarebbe rimasto lo stesso, tanto è stato scialbo, insipido e rinunciatario l’atteggiamento in campo della squadra di Gattuso.

Perché se è vero che i nerazzurri complessivamente non hanno fatto granché, soprattutto nella ripresa, è anche vero che i rossoneri non hanno combinato veramente nulla dalla metà campo in su, con un baricentro talmente basso che per buttarla dentro sarebbe servito un vero e proprio miracolo.

Alla fine ha vinto chi ha avuto per lo meno il merito di provarci di più, agli altri non resta che meditare sulla propria pochezza e cercare di cambiare passo alla svelta, sei punti con le genovesi o sarà l’ennesima stagione buttata via già a fine ottobre. Purtroppo eravamo stati buoni profeti nel presentare la partita.

No, così non va Rino, lasciatelo dire…non va per niente bene: predichi bene e razzoli male, alla vigilia parli di coraggio e poi proponi una squadra dall’atteggiamento impaurito e rinunciatario, aspetti i canonici 70 minuti per effettuare il primo cambio e quando finalmente provvedi mantieni l’immutabile 4-3-3 con Cutrone confinato in fascia, se doveva essere una prova di maturità hai fallito su tutta la linea!…ed oggi anche la curva sud te lo sottolinea fragorosamente attraverso una tanto dura quanto accorata lettera del suo responsabile sui social.

Ciò che lascia davvero perplessi però è stata la prestazione della squadra in quasi tutti i suoi interpreti. Su tutti il portiere, giovedì tra i pali tornerà Reina e le prossime ore non saranno tanto piacevoli per Donnarumma. Gigio, che pure aveva parato bene su Perisic, ha calcolato malissimo il cross di Vecino e questo è un errore che ha già riaperto le bocche di fuoco nei suoi confronti. A Milanello, Fiori e Ragno cercheranno di correggere queste situazioni, ma il problema della lettura delle uscite si protrae già da tempo. Vero è che si può e si deve migliorare, ma adesso la situazione inizia a farsi seria.

Il Milan è stato surclassato dall’Inter a livello di ritmo e quando veniva elusa la prima pressione nerazzurra, ecco che le transizioni non sono state efficaci. C’era un ritmo trotterellante, mai uno strappo deciso e convinto, figlio forse di una paura inconscia che si è venuta a creare dentro i giocatori rossoneri davanti alla ferocia con la quale venivano assaliti dai giocatori di Spalletti. E anche il computo delle occasioni da gol pure è a favore dell’Inter: parata di Donnarumma su testata di Perisic, incrocio dei pali colpito da De Vrji in girata, presenza costante nella metà campo milanista e occupazione dell’area di rigore da parte di almeno 4 giocatori in maglia nerazzurra. Sull’altro versante, Suso a parte, Higuain non ha ricevuto un solo pallone decente in tutta la partita, Calhanoglu è la fotocopia sbiadita del giocatore che avevamo visto nella seconda parte della scorsa stagione e anche Bonaventura – che non era al meglio – non è riuscito a incidere.

Gattuso alla fine del match non può sostenere che la prestazione della squadra gli sia piaciuta, perché non può essergli piaciuta. Il Milan è stato messo sotto sul piano del ritmo e della fisicità dall’Inter, che è spesso arrivata con più costanza sulle seconde palle e, più in generale, ha dato la sensazione di essere più dentro la partita. Il Milan non ha mai dato quella sensazione e anche quando gli sono state concesse delle situazioni favorevoli, non è riuscita a sfruttarle. Se i due migliori in campo della squadra sono stati Calabria e Biglia, vuol dire che più di qualcosa non è andato bene. In più, quando tardivamente si prova ad invertire la rotta attuando qualche cambio, sacrificare Cutrone a fare l’attaccante esterno non è stata certo una gran mossa. Patrick, per incidere, ha bisogno di stare a contatto con l’area di rigore anche per cercare di dare manforte a Higuain. E il Pipita, che è uscito nerissimo in volto al termine della partita, anche in queste partite ha bisogno di essere supportato dalla squadra.

Fa male e farà male fino al girone di ritorno. Servirà un nuovo filotto di vittorie tra campionato ed Europa League per provare a rimettere a posto i cocci di una serata da incubo, una di quelle che ti vengono rinfacciate per anni a meno che tu non riesca a far meglio degli altri. Ad oggi, il Milan non c’è riuscito e se ti impicchi da solo, fa doppiamente male. L’imperativo a Milanello, già da oggi, dovrà essere quello di fare filotto contro Betis (due volte), Sampdoria, Genoa e Udinese per poi arrivare al crash test con la Juventus in una condizione mentale diversa

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