di Gianni Massaro
La spina dorsale è fondamentale, va tutelata, affinché sostenga il corpo.
L’asse verticale è imprescindibile, nel gioco del calcio si ricerca la finale sentenza tramite un atto perpendicolare che porti alla retta via del gol.
L’orizzonte bisogna scrutarlo, occorre saperlo scrutare, ma si rivela alquanto inutile sul rettangolo di gioco tale “visione” se affrontata filosoficamente.
Sul manto erboso si coglie l’orizzonte verticalmente, passando per piedi in grado di ergersi a giustizieri letali.
Incassare meno di tutti è stato sovente punto in più nella Penisola, e la squadra milanista parte da muri di retroguardia molto confortanti.
I guantoni del veterano prodigio ProdiGigio
Donnarumma costituiscono validissimo punto di partenza tra i pali. Con Alessio Romagnoli il glacial-nordico Simon Thorap Kjær si è rivelato tassello preziosissimo, magistrale nel fornire sicurezza.
Garanzie nel telaio posteriore, miscela ibrida, occorre una power unit per massimizzare il lavoro.
Un’africana diga ditta addetta alla pulizia e alla sostanza, amalgamata mirabilmente, consente ai rossoneri di privarsi della pura regia, sopperendo con un misto di dinamismo aitante e personalità, intraprendenza e sicurezza nella gestione.
La fiamma che squarci il sottile filo tra calore e rovente passione instillata nelle corde dei tifosi è scaturita dal piede superiore.
Colui che possa valicare la media, gli usuali standard.
Hakan Calhanoglu non è il vetusto venusto dieci poeticamente geniale.
Il turco è un moderno moderato atleta, non forzuto, ma estremamente tecnico, raffinato nelle qualità balistiche, dal tiro sferzante, dal tono combattivo e dall’assistenza morbida, precisa. Un moderno atleta di calcio.
Il dieci, da Mannheim, luce dalle scie goniometriche, da enigma costante si è tramutato in punto fisso, negli ultimi mesi l’ex calciatore del Leverkusen è un perno di elevatissima efficacia.
Va a completare la squadra, l’undici, la punta di diamante svedese, un divino prestato (con oneroso compenso) al Football. Uno uno sulle spalle, rimarcata ripetizione di unicità, di primato.
Leadership, Leone ruggente, Ibrahimovic ha completato la struttura dorsale.
Colonna vertebrale rinvigorita, fortificata, dall’avvento del nuovo anno i rossoneri hanno svoltato, incrementando maggiormente lo spartito collettivo.
La spina dorsale è fondamentale, rachideo Ibra vitale nella ripresa di una più consona postura, ne beneficia il consunto Diavolo parso in precedenza semi-defunto.
Rimane una squadra con limiti, ridotti all’osso, tra ripari e intuizioni, lavoro e dei (dio) umani.
Aggressivo, tonico, giovane, frizzante, esuberante nel male e nel bene, gruppo rossonero con solida spina posteriore, uno stile trazione anteriore caparbio e coeso.
Non ricolmo di classe ingente, una cooperativa organizzata ed interessante.
In avanti, sull’asse verticale il duo 10-11 a portare mutazioni ai tabellini.
A suon di colpi, più o meno estemporanei, Calha e Ibra, per un collettivo sano, Calhibrato, con tanto di h muta inclusa, a rivelare la strada intrapresa: il silenzio, parole essenziali, e tanti fatti.