di Daniele Izzo
Una piccola goccia può far traboccare un vaso, ma anche, battendo per anni sulla roccia, scavare, intaccare e modellare la pietra. E Simone Inzaghi, dal 2016, è la quotidiana goccia battente che ha cambiato la Lazio, che ha levigato una creatura splendente, sebbene non esente da difetti, che dopo venti lunghissimi anni tornerà a giocarsi gli ottavi di finale di Champions League.
Tutto nacque ad Auronzo di Cadore. Correva l’anno 2016 e il travagliato ritiro estivo laziale viveva del dissidio tra il malumore provocato dal clamoroso rifiuto di Bielsa e l’amore scettico nei confronti di un allenatore in erba come Simone Inzaghi. La Lazio tra le sedici migliori d’Europa nasce lì, nel Cadore, forgiata nelle idee tradizional – progressiste di un tecnico pulsante di lazialità.
Il risultato è stata un’unione d’intenti che difficilmente si era vista nella storia del club capitolino e che, come la più interessante delle serie tv, puntata dopo puntata ha cementificato intorno alla figura del protagonista, Simone Inzaghi, ambiente, tifo e soprattutto squadra. Episodio dopo episodio, dalla Roma eliminata in semifinale di Coppa Italia ai trofei vinti fino alla storica qualificazione alla Champions League, l’allenatore piacentino ha posto le basi, goccia dopo goccia, per far si che il tifoso laziale non si staccasse dall’episodio finale che, prima del suo arrivo, appariva solamente come un sogno di mezza estate.
E nessun sceneggiatore al mondo sarebbe stato capace di scriverlo meglio il gran finale. Una partita infinita, merito anche di un Club Brugge arrembante fino alla fine. Prima la doppia giocata velo – tap in di Correa e lo schiaffo di Immobile dagli undici metri: due sibilanti messaggi per far capire che questa Lazio non ne voleva sapere di uscire dalla ‘Banca d’Europa’. Poi Vanaken e il suo gol doloroso come la morte di Nairobi. Per finire con la traversa interna al minuto 93’ di uno Charles De Ketelaere in versione Alicia Sierra, mai domo. La prima stagione della Lazio all’assalto della Banca più prestigiosa del continente finisce così, con il brivido finale, lasciando ogni tifoso con il fiato sospeso fino alla prima puntata della prossima. Fino agli ottavi di finale.
Così, ora che ha scavato la sua caverna, levigato la roccia biancoceleste goccia su goccia, Inzaghi potrà spedire a Simone quella cartolina con le Tre Cime di Lavaredo che conserva dal 2016: ‘Grazie per aver aperto il rubinetto Simone, ce l’abbiamo fatta. Forza Lazio’.