di Gianni Massaro
Capitolo scontri diretti.
Sul filo del rasoio, l’Inter di Conte parte malino, pareggiando con Lazio ed Atalanta, perso il derby. Partite equilibrate, presumibilmente meritando qualcosina in più. La sterzata giunge perentoria nell’infrasettimanale, col Napoli a San Siro sofferenza, un calcio di rigore del solito Lukaku la sblocca e porta all’Inter i tre punti. Un mezzo passo falso con la Roma, amaro in bocca, ma con la Juventus la svolta definitiva.
Nel 2021 la musica cambia, con le medio-piccole lievemente, e specialmente con le grandi. Fieno in cascina, il tandem d’attacco trascina.
Meritati successi contro Lazio, Milan, Atalanta; la prova del dieci contro il Napoli ma la perfezione è complicata da raggiungere. Al Maradona sarà un pari firmato patatrac pasticciato difensivo interista e stoccata di Eriksen a rimettere in equilibrio il match. Giova al felice idillio nerazzurro l’assenza di coppe extranazionali, ma eccetto per la Roma le altre non mobilitano la tappa europea in maniera consistente.
Vessillo italiano poco elevato fuori confini da tanto tempo.
L’Inter la più vicina nella scorsa Europa League giungendo in finale con un prolifico Lukaku.
E lo zampino del belga è quasi assiduo in ogni competizione, in questo campionato contro le grandi punge Lazio, Napoli e nella doppia stracittadina milanese. Romelu soffre staticamente di più contro Atalanta e Juventus, con la Roma pure un solo gol su rigore nel luglio 2020.
Un’epica che parte da innumerevoli sacrifici, fame e povertà, tanta umiltà e bontà a riscattarsi dalle avversità della crescita.
Con stile, cacciando anche gli artigli. Emblematico il suggello nel derby di ritorno rovente, apre e chiude, con un assist a Lautaro e uno strappo squarciante agghindato da malefica botta mancina sul primo palo. Assolone personale, ribalta la supremazia cittadina.
Un duello a distanza con Ibra vinto con ampio merito. Lo svedese lo ha portato su nuovi binari, stuzzicandone il fuoco interiore, offrendo al pubblico un altro lato del 9 nerazzurro. Certo atteggiamento non encomiabile e un po’ infantile, ma il calcio non è per perfezionisti. Ai più piace molto l’Erre-Elle di Anversa formato derby, divora divergendo dalla usuale tenuta, riporta a bambini, il bravo ribelle, limitatosi a segnare aggiungendo qualche pizzico di sale. Niente lesa maestà, son giochi di scacchi mentali.
L’Inter sogna, e tanto lo deve a Lukaku, poi vede e agguanta il tricolore, capeggiata da un arioso e bonario perno d’assalto nobile per generosità e sacrificio, tra le tante peculiarità.
Trofeo dopo quasi un decennio di astinenza, quasi come l’Inter, a perfette nozze.