Storie di Calcio: la Dinamo Mosca parte I

Posted By on Mar 28, 2016 | 0 comments


Un viaggio nella storia, alla scoperta delle squadre dell’URSS

 

di Massimo Fabi

 

La ‘Dinamo Mosca’, il cui motto di sempre è “Energia in movimento”, nasce  nel 1923, quando la formazione russa nel contesto di un’Unione Sovietica era già entrata nell’orbita del Ministero dell’Interno comunista. Una potenza che utilizzò ogni energia umana e industriale nella resistenza contro Hitler. Dunque un termine più appropriato che ‘dinamo’, sarebbe stato difficile da trovare.

Le radici del club risalgono tuttavia a un periodo antecedente alla rivoluzione bolscevica dell’ottobre 1917: nel 1887 Clement e Harry Charnock, fratelli inglesi che gestivano a Mosca una fabbrica di tessuti, davano vita all’Orekhovo Sport Club conferendogli i colori bianco-blu, gli stessi del Blackburn Rovers di cui erano ‘supporters’. Poco più di tre decadi dopo le tinte rimanevano invariate, ma, instaurato il governo dei soviet, la squadra passò sotto ilcontrollo della Ceka, la polizia segreta creata da Lenin per contrastare i nemici della rivoluzione rossa. Non a caso il primo presidente della Dinamo fu il capo della Ceka Felix Dzerzinskij, colui che le diede la nuova denominazione e che volle sfruttare il calcio come elemento di consenso presso una classe operaia che necessitava anche di svago a seguito della dura guerra civile. Fu una fase decisiva della storia del calcio russo in quanto l’ingerenza dello Stato totalitario fece sì che ogni squadra moscovita andasse a rappresentare un settore della burocrazia sovietica. La Dinamo vinceva il suo primo titolo nel campionato di Mosca 1926 e due anni dopo veniva costruito lo Stadio Dinamo, chiuso per demolizione solo nel 2008 (momentaneamente le partite casalinghe vengono disputate all’Arena Chimki). Il calcio si rivelò terreno di competizione politica per mettere in risalto la reputazione del leader in rappresentanza dello specifico dipartimento all’interno del partito: il capo più temibile quanto grande appassionato di calcio fu il georgiano Lavrentij Berija, braccio destro di Stalin e feroce esecutore delle purghe degli anni ’30, al punto di esser considerato dallo stesso dittatore come l’‘Himmler sovietico’. Ex calciatore di poco successo e futuro capo del NKVD (Commissariato del popolo per gli affari interni), Berija divenne ‘padrino’ della Dinamo distinguendosi non solo per le pressioni ai propri giocatori ma anche per le minacce rivolte agli arbitri, influenzando così gli esiti dei tornei che si giocavano tra le squadre della capitale: di qui la frequente etichetta di ‘ladri’ da parte del tifo avversario. Identificandosi con la figura di Berija e in concomitanza con le repressioni staliniste, la Dinamo Mosca si presentava come squadra predominante del contesto sovietico, vincendo il primo campionato dell’URSS, la Vysšaja Liga, nella primavera del 1936, e quello del 1937 insieme alla coppa nazionale. Il dominio sembrava incontrastabile, ma una nuova realtà esterna al potere, lo Spartak Mosca dei fratelli Starostin, riuscirà a prevalere nei due anni successivi sulle formazioni del regime acquisendo forti simpatie popolari e provocando ire e future vendette di Berija, salito al vertice della polizia politica dal 1938. Sotto la guida tecnica di Boris Arkad’ev e con i gol del miglior marcatore della sua storia Solov’ev, la Dinamo trionfava nella sessione 1940 prima della sospensione del campionato causata dall’aggressione nazista, ma il periodo d’oro della società del Ministero degli Affari Interni doveva ancora arrivare.

 

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