Un uomo, una nazione: Boban

Posted By on Lug 12, 2016 | 0 comments


STEFANO RENZI

 

Centrocampista completo, personalità da leader silenzioso. La visione di gioco, la classe, il dribbling e l’incredibile intelligenza tattica lo portarono con il tempo a ricoprire il ruolo di trequartista. Il suo metro e 83 per 73 chili, uniti ad una grinta fuori dal comune, permisero a “Zvone” numerose incursioni in area avversaria, nonostante una velocità non eccezionale.

Nella stagione 85/86, a soli 16 anni, esordì in prima serie jugoslava con la Dinamo Zagabria. Nello spazio di tre anni, ne diventò capitano. In una partita con la fascia al braccio, Boban divenne il simbolo delle lotte indipendentistiche croate.

Siamo nel 1990. La Jugoslavia è un crogiolo di popoli di diverse etnie e religioni. Fin dai tempi del regime di Tito, scontri e rivendicazioni sono all’ordine del giorno. Il 13 maggio si gioca Dinamo – Stella Rossa di Belgrado, gli acerrimi rivali dei croati. Zagabria viene messa in subbuglio dai tifosi serbi, e sugli spalti scoppia il caos. La partita deve ancora iniziare, ma la gente si riversa sul rettangolo di gioco, con la polizia federale pronta all’intervento. È in quel momento che Refik Ahmetovic, agente bosniaco, atterra un tifoso della Dinamo a colpi di manganello. Boban, allora 22enne, assiste alla scena, e accecato dalla rabbia si scaglia contro il poliziotto colpendolo con un calcio. Il parapiglia viene sedato dai presenti, e la giornata si concluderà con 147 arresti e 138 feriti. Zvonimir è diventato l’icona del suo popolo, esausto dal clima di oppressione in cui versa. Questo episodio costa 6 mesi di squalifica al giovane croato, che vede così precludersi la propria partecipazione ai mondiali d’Italia.

L’estate seguente Boban fu acquistato dal Milan dopo 6 stagioni, 109 presenze e 45 gol con la maglia della Dinamo. Capello riuscì a portarlo in rossonero per 10 miliardi di lire, e lo mandò in prestito al Bari per una stagione. Tornato a Milano, il primo anno fu di ambientamento; ma già dal secondo divenne protagonista, vincendo il Campionato e la Champions League. Da allora divenne uno dei simboli del “Milan degli invincibili”, giocando nove stagioni in rossonero ed ottenendo 4 scudetti, 2 Supercoppe Italiane, una Champions ed una Supercoppa Europea. Tutto questo grazie a 251 presenze e 30 gol. Nel 2001 fu ceduto in prestito al Celta Vigo, ma dopo soli due mesi e mezzo “Zvone”, a 33 anni, annunciò il suo ritiro. In seguito riprese gli studi universitari a Zagabria, laureandosi in Storia.

Oltre che per il famoso episodio del 1990, però, Boban è ricordato in patria anche per le sue gesta con la maglia della Croazia. In particolare per l’incredibile Mondiale di Francia del ’98, il primo per la nazionale balcanica. In quell’occasione la squadra riuscì nell’impresa di piazzarsi terza, dopo essere stata eliminata in semifinale dai padroni di casa. Quella partita fu persa solo 2-1 in rimonta, contro una Francia che in seguito dominò il Brasile in finale.

Una carriera abbastanza particolare quella di “Zorro”. Fu questo il soprannome affibbiatogli dai tifosi milanisti, che rappresenta alla perfezione l’essenza di questo campione. Eleganza da spadaccino, con la lama sempre protesa a difesa del proprio popolo.

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