Luigi Pellicone
La Roma vince il derby 3-2, ma consegna la qualificazione alla Lazio. In finale, una squadra non superiore da un punto di vista tecnico, ma più meritevole su quello pratico. Inzaghi ha interpretato a dovere una doppia sfida da giocare sull’arco dei 180′.
La Roma deve riflettere e mangiarsi i gomiti. Ha giocato per la maggior parte dei quattro tempi di questa doppia sfida nella metà campo avversaria, ma ha segnato tre gol (in una sola partita), subendone quattro (in due). Un risultato non casuale.
Tutto nasce dall’equilibrio.
Non vincono sempre i più forti. Spesso, invece, i più bravi. Cercare il gol non significa perdere equilibri. E la serata della Roma è sinistramente simile a quella dell’andata. Inizio con una grandissima occasione. Controllo della partita. Lazio chiusa e attenta. Roma che si innervosisce, perde gli equilibri. E prende gol. Questa volta, subìto lo schiaffo, lo restituisce. Eppure cambia poco. Deve giocare l’ultimo tempo all’arma bianca, per riparare agli errori commessi nei tre precedenti. Il risultato è figlio dell’atteggiamento e, aldilà di una vittoria utile solo per le statistiche, lascia un interrogativo pesante. La Roma, negli ultimi 4 anni ha vinto tutti i derby, tranne quelli che, davvero, gli servivano. Perchè? Perchè quando il gioco si fa pesante, questa squadra ne viene schiacciata?