Elia Faggion
In zona mista nel post partita Montella sorride assieme ai giornalisti, ma se potesse si divorerebbe le mani. Quella del Siviglia di ieri sera è stata una partita coraggiosa e impavida, ma soprattutto masochistica. Probabilmente avrebbe meritato un esito differente, contro un avversario normalmente devastante ma mai così languido in stagione sotto l’ala di Heynckes come ieri al Sanchez-Pizjuan.
Pesano inesorabilmente i due autogol: il primo di Navas, e non ci son dubbi, il secondo non assegnato dalla UEFA ad Escudero, che corregge in rete un tiro di Alcantara (negli almanacchi finirà lo spagnolo). Se si vuol guardare il bicchiere mezzo pieno, anche agli ottavi di finale il Siviglia non vinse la gara d’andata contro il Manshcester United, riuscendo poi a trionfare in quella di ritorno: impresa che di certo tenterà all’Allianz Arena tra sette giorni.
Il rimpianto più corposo di Montella è sicuramente quello di esser riuscito a passare in vantaggio, e troppo precocemente aver subito con un autogol il pari. Prima dell’1-1 i nervionenses erano in completo controllo della situazione: questo Bayern inaspettatamente in versione soft, apparso come svuotato dopo la tempesta di gol scaricata sui cugini di Dortmund qualche giorno fa, è stato soverchiato e travolto dall’empito andaluso. Poi questa patina surreale si è diradata subitaneamente al 37’, quando Navas inganna sul suo palo il portiere venticinquenne Soria, debuttante in Champions League. Da lì esce una nuova partita, col Siviglia che smarrisce sicurezza e lucidità, mentre il Bayern seppur ancora notevolmente annebbiato, trova la via del vantaggio.
Ottima la prestazione dell’ambidestro Sarabia, che marca l’illusiorio gol inaugurale e ancora prima ci va molto vicino, così come quella della diga difensiva centrale con estremi Kjaer-Lenglet, capaci di arginare il maremoto polacco Lewandoski, ma non di evitare i due autogol provenienti dai due sfortunati terzini, Navas e Escudero.
Poteva andare meglio, è vero, ma la doppia sfida non è ancora persa. Soprattutto perché questo Siviglia ha mostrato di non temere i grandi templi e le grandi missioni, come quella dell’Allianz tra sette giorni. Old Trafford e Mourinho docet.