Juve, risposta ad Inter e Napoli

Posted By on Nov 4, 2018 | 0 comments


Nicola Ciacciarelli
Le inseguitrici chiamano, la Juve risponde.Vittoria bianconera (3-1) non senza però qualche sofferenza di troppo. Il Cagliari di Maran infatti rimane in partita sin quasi la fine. Inaspettato, dopo la rete di Dybala al quarantaquattresimo secondo. Dopo la gara di Udine, vinta con autorevolezza, sembrano leggermente calate energie e concentrazione, perlomeno in campionato. Il pari casalingo con il Genoa, poi la vittoria di rimonta ad Empoli e quella di ieri allo Stadium senza sciorinare un calcio stupefacente. I campioni d’Italia sembrano essere in un momento di ”gestione”, dove l’importante è raggranellare più punti possibili. La gara con i sardi segna comunque un record: mai la Juventus nella sua storia ultracentenaria aveva chiuso le prime undici giornate con così tanti punti. Una partenza sprint.
L’avvio di gara, come detto, lascia presagire una Juve in controllo costante del match, ma non sarà così. I problemi della Signora nascono in mediana, lì dove il dinamismo di Bradaric, Barella, Castro e Ionita mette in grossa difficoltà i dirimpettai bianconeri. L’impressione è che pesino come macigni le assenze di Khedira ed Emre Can che costringono Allegri, da un mese a questa parte, a schierare sempre gli stessi tre uomini in mezzo al campo. Per Matuidi, Bentancur e Pjanic è la quinta gara consecutiva giocata dall’inizio, Champions compresa. Di fronte c’è un avversario che non brilla solo per corsa, ma anche per più che discrete trame di gioco facilitate dai buoni tempi di inserimento dei due esterni di difesa Padoin e Srna. La Juve si trova scoperta sulle ali, visto che Douglas Costa e Cristiano si vedono ben poco in fase di rientro, mentre Dybala staziona nella zona centrale del campo. L’ingresso di Cuadrado all’intervallo per l’ex Bayern non è una punizione nei confronti del brasiliano ma un rimedio tattico di Allegri, che sceglie la capacità di sacrificio e di arretrare velocemente del colombiano e bloccare gli ospiti a destra. La prima frazione dimostra tutto l’enorme potenziale della Signora, ma anche gli evidenti cali di ritmo e di concentrazione. Il trio Cristiano-Dybala-Douglas funziona quando ha gli spazi per ripartire e quando indovina cambi gioco che sorprendono la fase difensiva cagliaritana. Con il passare dei minuti i rossoblù si compattano e chiudono la porta in faccia ai bianconeri. Non è un caso che il nuovo vantaggio della Signora arrivi solo su uno sfortunato tocco di Bradaric.
La ripresa presenta una Juve maggiormente in controllo e più padrona del campo. Il possesso palla è più paziente e le linee di passaggio sono meno disturbate da un Cagliari che tira il fiato. Non arrivano occasioni chiare da gol, ma se non altro il team di Maran rimane più lontano dall’area di rigore bianconera. Padroni di casa in controllo, ma senza pungere. Occorre l’intervento di Benatia in spaccata per impedire a Pavoletti di concludere a rete una palla schizzata sui piedi dell’attaccante dopo un lungo batti e ribatti. Solo il tris in contropiede di Cuadrado tranquillizza Allegri.
L’ultimo segmento di stagione ci mostra una Juve tornata ad affidarsi più alle singole giocate che all’impianto di gioco. Non è questione di modulo, ma di tenuta fisica e mentale. La mancanza di alcuni elementi fornisce poco ricambio nella zona centrale del campo. Le otto reti subite sin qui non sono pochissime, ma non è un dato che deve allarmare se si considera che nei quattro anni precedenti, a questo punto del campionato, Allegri aveva fatto peggio in tre stagioni: nel 2014-2015 subendone nove, la stagione seguente e lo scorso anno dieci, mentre nel 2016-2017 otto come quest’anno.

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