Con le spalle al muro

Posted By on Nov 7, 2018 | 0 comments


Giacomo Spadoni  Siamo al giro di boa, ma il traguardo sembra molto lontano per lo Shakhtar Donetsk. Una classifica impietosa che parla da sola: 2 punti e ultimo posto nel girone. E si affronta il City capolista, a Manchester.

Visto il secco 0-3 di due settimane fa, la partita di stasera appare un ostacolo invalicabile per gli ucraini, che, causa la deludente campagna europea fin qui, sono a forte rischio eliminazione. Se dovessero perdere con il Manchester e il Lione dovesse battere l’Hoffenheim, per gli ucraini il destino sarebbe praticamente segnato: dovrebbero infatti conquistare 6 punti nelle ultime due gare e contemporaneamente sperare in una sconfitta dei lionesi contro il City nella quinta giornata. Ma nulla è perduto. Ci sono tre partite da giocare e tutto può ancora succedere. A partire dall’incontro di questa sera che, per quanto proibitivo, lo Shakhtar dovrà provare a vincere.

L’avversario spaventa: il Manchester è capolista solitario in Premier League ed è reduce da 3 vittorie consecutive in campionato. Ma sarà privo di una delle sue stelle più luminose, Kevin De Bruyne, ai box per un infortunio al ginocchio. La sua assenza è senza dubbio la notizia più confortante per lo Shakhtar, che, però, dovrà fare a sua volta i conti con una defezione, quella di Marlos. Il brasiliano sarà sostituito sulla trequarti dal connazionale Alan Patrick, che aveva giocato la prima partita del girone davanti alla difesa: una scelta conservativa dunque, per contenere la fantasia dei citizens sacrificando la brillantezza della tecnica e dello spunto offensivo.

Sono chiare le intenzioni di Fonseca: disinnescare le azioni del City per colpire con la velocità e l’imprevedibilità di Taison, di gran lunga l’uomo più pericoloso degli ucraini. Lo Shakhtar dovrà essere bravo a reggere dal punto di vista mentale prima ancora che fisico: ci sarà da attendere con pazienza un errore dei ragazzi di Guardiola e bisognerà provare a sfruttarlo; serviranno tante energie nervose per non buttarsi a capofitto alla ricerca del pallone –rischiando così di subire imbucate- ma anzi per difendere di squadra in modo compatto, pronti a far male in contropiede. Servirà insomma tanto cuore e tanto orgoglio, per un’impresa da Champions.

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