Radu, damnatio memoriae di 10 anni di Lazio

Posted By on Lug 9, 2019 | 0 comments


di Marco Bea

 

Tempi duri per le bandiere a Roma, non importa da quale sponda del Tevere provengano. Dopo le non edificanti peripezie di De Rossi e Totti sul fronte giallorosso, con lo zampino della diarchia bostoniana/londinese, anche la Lazio ha infatti voluto accodarsi, fornendo a sua volta un esempio di come non si gestisce la fine del rapporto con un proprio calciatore di riferimento. Il malcapitato protagonista della vicenda è Stefan Radu, ripagato dei suoi 10 anni abbondanti di militanza con un finale da reietto e con un oblio, almeno per ora, completamente immotivato.
L’esclusione dalla lista dei convocati per il ritiro di Auronzo di Cadore ha infatti fugato ogni dubbio su quell’ipotesi di rottura paventata, in maniera sempre più concreta, nell’ultimo mese. Il tutto si è quindi consumato in poche settimane e, soprattutto, in un silenzio dai contorni quasi dissonanti, che ha lasciato tante perplessità all’interno in primis della tifoseria. Nessun annuncio, ringraziamento o semplice parola sono infatti spesi dalla società per accomiatarsi con un calciatore passato all’improvviso da simbolo a semplice nome da cancellare. Un trattamento esecrabile sia sotto il profilo umano che sportivo, visti i trascorsi più recenti del rumeno classe 1986. Nonostante le quasi 33 primavere e qualche acciacco alla caviglia il mancino di Bucarest ha infatti siglato 33 presenza complessive nell’ultima stagione, per 2698 minuti giocati, attestandosi ancora ai vertici delle gerarchie della retroguardia di Inzaghi. Radu meritava quindi un’uscita di scena più graduale e ponderata almeno livello tecnico, anche per fare da chioccia a quel Denis Vavro che ne prenderà il posto nello scacchiere difensivo, condita magari dall’abbraccio del pubblico biancoceleste, con il quale si è instaurato nel corso degli anni un legame di reciproco affetto.
Un epilogo simile non cancella però una storia partita nel gennaio 2008, con l’arrivo in punta di piedi nella Lazio di Delio Rossi, reduce da prima metà di stagione negativa tra gli oneri della Champions e mille difetti di costruzione. Per applicazione e cattiveria agonistica Radu ha poi conquistato sia i tifosi che gli allenatori, alternandosi con buon profitto sia nel ruolo di terzino che di centrale e, soprattutto, mettendo la propria faccia in tutti e 5 i trofei dell’era Lotito. Una storia che, per concessione del destino, si è chiusa proprio con il trionfo in Coppa Italia dello scorso 15 maggio, vissuto da subentrante a causa dei patemi di Bastos nel primo tempo, ultima delle sue 348 apparizioni totali con la maglia biancoceleste, che lo collocano per ora alla 4° posizione all-time di presenze. La carriera del rumeno proseguirà ora forse in Italia, la pista Atalanta sarebbe quella più percorribile, forse all’estero, magari in lidi esotici e remunerativi come quelli arabi e cinesi, nella speranza di poter prima o poi liberarsi dalla “damnatio memoriae” di questi giorni.

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