Zico e Renan, gli eroi dei due mondi

Posted By on Giu 16, 2020 | 0 comments


Di Matteo Quaglini

Venivano dal Brasile e sono stati gli eroi dei due mondi. Quello sudamericano e quello europeo. Due numeri dieci, due fuoriclasse con la palla tra i piedi o nelle mani, due costruttori del gioco capaci di finalizzare magistralmente l’azione. La letteratura dello sport li ha raccontati con i nomi di Arthur Antunes Coimbra per tutti Zico e Renan Dal Zotto, simboli del Brasile che gioca i suoi sport più diffusi nel paese tra le spiagge di Copacabana e le sue super attrezzate palestre: il calcio e la pallavolo. E di questi due sport emozionanti e immaginifici, Zico e Renan Dal Zotto sono stati nel segno della Z di Zorro, i numeri dieci di più generazioni di appassionati. E a queste generazioni hanno regalato emozioni indelebili nella mente, al di là dei risultati. Come quando Zico con il suo dribbling stretto e il suo destro che accarezzava la palla su punizione, batté il grande Liverpool tre volte campione d’Europa nell’Intercontinentale ’81 o come quando Renan con la sua elevazione, il suo saper avvolgere la palla in attacco come fanno solo i fuoriclasse tra i martelli fu alfiere di un Brasile che lottava nelle finali mondiali e olimpiche contro i mostri sacri dell’Urss e degli Usa. Né a Buenos Aires ’82 né a Los Angeles ’84 arrivarono vittorie, ma quelle medaglie d’argento significarono lo stesso un passo in avanti, l’ingresso di una grande nazione di sport e campioni nell’universo della pallavolo. Una conquista capace di creare un laccio con l’Europa. Se oggi il Brasile ha vinto tutto nel mondo e sul Monte Olimpo, lo deve a Renan Dal Zotto e alla sua classe pionieristica. Lui, il campione di São Leopoldo fu il primo scultore a levigare la pietra grezza. In questo Renan è stato come Zico in quella finale con il Liverpool, un eroe del Sudamerica che guarda al Vecchio Mondo: quella fetta di terra che è distante migliaia di chilometri e che si chiama Europa. Quello stesso lembo di terra a cui i brasiliani guardano con ammirazione e con il sogno di approdarci, un giorno. Su questa tratta segnata nella storia che passava dal Medioevo alla Modernità, c’è tutta l’interpretazione del gioco di questi due grandi numeri dieci. E c’è il laccio che li porta proprio nel Vecchio Mondo, a giocare in Italia.

Zico arriva per sei miliardi nell’estate del 1983, a Udine. Renan va a schiacciare e ricevere sulla via Emilia cinque anni più tardi, nel 1988, in uno dei feudi con maggior cultura pallavolistica d’Italia, Parma. Nel ducato che rivaleggiava con Modena sotto rete, Renan ha vinto tutto. A Udine Zico niente. Ma non è questo che conta nella nostra storia. Nella nostra storia contano le emozioni e quello che hanno lasciato. Quando il presidente della Figc di allora Federico Sordillo blocca il trasferimento di Zico, la città di Udine insorge al grido di “O Zico o Austria” disconoscendo le Cinque giornate di Milano e la lotta contro l’oppressore austriaco. E’ la magia del calcio che annulla in nome dell’emozione palpitante la storia e i fatti politici, come a volte invece vi si mescola. Dopo il via libera al tesseramento ci sono due anni e 30 gol con la maglia friulana, sintesi di giocate in velocità, dribbling stretti, punizioni all’incrocio dei pali che ancora oggi infiammano i cuori della città. Un’emozione che anche Parma ha vissuto con le schiacciate di Renan capaci di conquistare, assieme ad altri grandi campioni, 10 trofei e lo storico grande Slam nel 1990 sotto la guida del gran dittatore Montali. Da un’emozione pragmatica a una romantica il passo è breve ed è quello dei campioni di novelle. Nel 1992 la Maxicono Parma vince lo scudetto con Renan Dal Zotto in campo a randellare palloni da posto 4 e Bebeto, il Tele Santana della pallavolo, seduto in panchina. Insieme i due fantasiosi brasiliani creeranno la pallavolo “bailada” esattamente come Zico e Tele Santana avevano creato il fútbol bailado in terra di Spagna, nel 1982.

Somiglianze e affinità per una filosofia di gioco identica basata sul divertire e divertirsi, sull’esecuzione della tecnica che porta al giocare ritmico, sulla classe come unica via per la vittoria abolendo i tatticismi della strategia. Qui, in questo punto sottile, si incontrano tutte le strade che uniscono le vite sportive Zico e Renan, rendendole parallele. La loro storia in nazionale ad esempio è simile perché tutti e due hanno esordito in nazionale nel 1976 e ne sono diventati dei pilastri negli anni ’80. Quel Brasile del quale sono stati superbi dieci è andato vicino alle vittorie battuto da grandi e pragmatici avversari, oppositori sinceri di un altro verbo sportivo contrapposto alla loro estetica filosofia. Le grandi sfide con Gentile e l’Italia di Bearzot o con Savin e Kiraly nelle partite con Urss e Usa, sono state epiche anche se non li hanno visti trionfatori. L’argento alla guida del Brasile è arrivato pure nella loro seconda vita quella da allenatori quando Zico era il vice di Mario Zagallo ai mondiali francesi del 1998 e Renan il capo allenatore del Brasile ai mondiali di pallavolo italo-bulgari del 2018. Poi dopo i sogni nazionali, hanno lasciato ad altri la numero dieci com’è logico che sia. L’anno del contatto è stato il 1989 quando Renan Dal Zotto ritirandosi dalla nazionale ha lasciato a Tande e Marcelo Negrao il ruolo di attaccanti principi e Zico in una partita celebrativa contro il Resto del Mondo giocò la sua ultima partita in verde-oro. Da lì i nostri eroi dei due mondi presero due strade diverse, confermando sempre la loro inclinazione al viaggio. Renan dopo gli anni di Parma chiuse la carriera nel 1993 a Ravenna vincendo la Coppa dei Campioni proprio contro gli ex compagni di mille battaglie pallavolistiche. Mentre Zico emigrò in Giappone prima nei Sumitomo Metals e poi nei Kashima Antlers a raccogliere yen.

L’ultimo laccio è stata la loro parallela carriera in panchina, da allenatori. Arthur Antunes Coimbra “O Galinho” il galletto Zico ha girato il mondo dal Giappone alla Turchia, dall’Uzbekistan alla Russia, dalla Grecia all’Iraq fino al Qatar fino all’India. Il grande Renan è rimasto ad allenare nel suo Brasile, con una capatina a Treviso nel campionato italiano che tanto lo aveva amato. Nella terra natale ha trovato nuovi lacci con Zico così come “O Galinho” navigando il globo li ha trovati con lui. Renan ha cominciato la carriera di coach nel Palmeiras l’avversario per antonomasia del Flamengo di Zico, il quale ha allenato il Cska Mosca e l’Iraq: l’una realtà storica della pallavolo e l’altra recente. Renan è venuto a Rio de Janeiro, la città natale di Zico, a giocare con il suo l’Olympikus mentre Zico ha allenato in Giappone, nazione che ha la pallavolo nelle vene anche fin sotto il vestito da samurai.

Sia Zico che Renan Dal Zotto sono stati grandissimi anche da allenatori e Renan ancora lo è alla guida del magno Brasile che schiaccia. Ma la loro immagine più bella è quella della vittoria in Coppa Intercontinentale per l’uno e nel Mondiale per club per l’altro, perché quei successi ottenuti da giocatori simbolo rivelò a tutti la loro figura di campioni, anzi più precisamente di eroi dei due mondi.

Submit a Comment