50 anni di Italia-Germania 4-3…

Posted By on Giu 17, 2020 | 0 comments


(di Gianluca Guarnieri) 50 anni fa. Un’era lontana, quasi a livelli siderali, come fosse un viaggio cosmico sulla scia di “2001- Odissea nello spazio” di Stanley Kubrick. Era il 17 giugno 1970 e l’Italia intera in quella calda notte di giugno si fece travolgere da un sogno, ovvero quello del mondiale messicano e dalla partita delle partite: Italia-Germania 4-3. Televisori in bianco e nero e la voce elegante di Nando Martellini dallo “stadio Azteca” di Città del Messico. Nessuna gara di calcio può, oggettivamente parlando, mostrare un fascino comparabile ad una sfida entrata nella leggenda da subito, fin dal fischio finale dell’arbitro Yamasaki. Italia-Germania Ovest (all’epoca la riunificazione era una cosa neanche ipotizzabile, quasi da fantascienza…) opponeva due scuole diverse, se non opposte, di pensare e vedere il calcio: la forza d’urto dei tedeschi di Helmut Schoen vice campioni in Inghilterra 4 anni prima e la loro capacità di attacco, ispirata dal “Kaiser” Beckenbauer, contrapposta alle qualità difensive della squadra di Ferruccio Valcareggi, campione d’Europa in carica. Una nazionale azzurra fortissima e ricca di fuoriclasse: Riva, Rivera, Mazzola, Facchetti, Burgnich, Albertosi, Boninsegna, De Sisti, Domenghini, Rosato, Cera e tanti altri. Una qualità tecnica altissima unita ad una impermeabilità a tenuta stagna. Quella notte, però, tutte le strategie saltarono, lasciando il posto alle emozioni e ai colpi di scena: in primis la staffetta Mazzola-Rivera, escamotage creato da Valcareggi per accontentare la critica intera, divisa sui due campionissimi quasi quanto Guelfi e Ghibellini nel Medioevo. Poi il fato: al vantaggio di Boninsegna (uno splendido sinistro da fuori area) dopo 8 minuti circa, e la strenua resistenza della difesa azzurra, il pari beffardo in pieno recupero (e all’epoca non duravano tantissimo…) di Karl Heinz Schnellinger, che avrà segnato 3 reti in carriera, non certo un difensore abituato a spingere in avanti. Lo spettro dei supplementari. Di lì il destino ci mise nettamente lo zampino, con errori e capolavori allo stesso tempo: prima lo svarione di Poletti che favorisce il 2-1 tedesco con l’implacabile Gerd Muller, poi con l’assist involontario di Held ad innescare la stoccata di Tarcisio Burgnich, contrappasso beffardo alla rete di Schnellinger, per il 2-2. Capolavoro senza dubbio il 3-2, con lo scatto in contropiede dell’infaticabile Domenghini e il suo cross  per il fantastico “Rombo di tuono” Gigi Riva, capace con una finta di mandare in bianco l’intera retroguardia teutonica, e di far secco il supponente Sepp Maier (ancora oggi seccato di quella sconfitta…) con un sinistro preciso e potente come una saetta. L’Italia non dormiva quel mercoledi notte e palpitava insieme alla sua Nazionale. E soffrì al nuovo pareggio di Muller nel secondo tempo supplementare con l’errore di Rivera, che si fece passare la palla al suo fianco, tra le maledizioni e gli insulti di un inferocito Albertosi. Il tormento e poi l’estasi, con la risposta immediata: lancio di Facchetti per Boninsegna che riuscì a resistere alla carica del proprio marcatore Schultz e a mettere la palla in mezzo, verso proprio Gianni Rivera che calciò un autentico rigore in movimento, spiazzando Maier e firmando il trionfo. Un trionfo si, per il calcio italiano, tornato protagonista mondiale. Un ritorno in finale mancante dal 1938, dall’era di Vittorio Pozzo, Meazza e Piola. Ovviamente quel mondiale non fu vinto, e la finale con il Brasile perduta piuttosto nettamente (a causa anche di quei massacranti supplementari…) ma era un nuovo bellissimo inizio dopo anni di vacche magre.  Italia-Germania 4-3 deve rappresentare la stella polare, un vero e proprio simbolo per una tradizione fatta di 4 mondiali vinti, un Europeo e tante finali. Una tradizione racchiusa in quella calda, bellissima e lontana notte del 17 giugno 1970.

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