Come due Aquile al vento

Posted By on Dic 7, 2020 | 0 comments


di Daniele Izzo

 

‘E come due Aquile al vento ci inventiamo in un solo momento di volare in alto, e ancora di più’ cantava Venditti in ‘Fellini’. Eppur si sa, all’aquila non piace il branco. Vola sempre sola. Così la Lazio vince a fatica il derby volante con lo Spezia e si affaccia a una delle settimane più importanti della sua storia recente.

Ride la Lazio, colma di cinismo, al cospetto di uno Spezia tambureggiante e talmente bello che si fa fatica a credere una debuttante nella massima serie. Ride Simone Inzaghi, che, posseduto dal filosofico spirito di Antistene, al 65’ già dimostrava di pensare al glorioso e furioso dibattito che martedì sera lo vedrà contrapposto a un Philippe Clement, tecnico del Club Brugge, in versione platonica. Tolti Immobile e Luis Alberto, infatti, la vena cinica e distaccata dei capitolini è venuta meno. Un brutto segnale per una squadra che da lì in poi stacca l’ultima spina che le era rimasta, quella del cinismo, iniziando a ballare tra le onde di un bianco e crescente Mar Ligure. Lapalissiana conseguenza è la giocata di Nzola che rimette in discussione la sfida, che fino a quel momento aveva visto l’Aquila spezzina perder due penne tramutatesi in stilografiche poesie partite dai piedi di Immobile prima e Milinkovic-Savic poi, facendo perder alla Lazio nel finale importanti energie fisiche e mentali che dovrà esser brava a non pagare nell’ultima giornata di Champions League.

Tre punti con il minimo sforzo, quindi, con l’atteggiamento cinico peculiare delle grandi squadre. Così si potrebbe pensare, ma no. Nell’anno della duplice competizione, del ritorno nella massima competizione europea, la Lazio non deve dimenticare i sacrifici fatti e gli ostacoli superati per arrivare a questo livello. Soprattutto non deve dimenticare che dal superamento di nuovi deriva la difficile conferma. Dalla Serie A passa la nuova partecipazione alla Champions League e nessuna delle due competizioni deve esser sacrificata sull’altare dell’altra.

Si sbagliavano i latini quando dicevano ‘Aquila non capit muscas’, perché solo attraverso i piccoli obiettivi si può continuare a volare alto.

Submit a Comment