La Sampdoria espugna l’ultimo fortino

Posted By on Ott 26, 2021 | 0 comments


di Daniele Craviotto

 

Alla fine è caduto anche il Ferraris, l’ultima grande fortezza casalinga. Una sorta di vera e propria Alesia del 2021. Il problema che ad assediarla fino a ieri non sono stati gli “invasori” bensì gli anfitrioni. Come se nel 52 a.C. ad assediare e a cercare di fare cadere la la roccaforte fossero i Galli stessi e non i Romani di Giulio Cesare. Ci sono voluti ben 9 turni (5 blucerchiati e 4 rossoblu), cioè mezzo girone di andata per tornare a vedere festanti i tifosi locali. Lo stadio di Marassi era l’ultimo in cui chi giocava in casa mai aveva vinto in questo campionato. Infatti settimana scorsa Cagliari e La Spezia avevano visto sfatare questo “tabù”, lasciando Genova sola in questa pessima statistica. Così facendo, gli spezzini possono vantare di essere stati i primi a vincere in Liguria in questa annata. Tuttavia è proprio contro gli aquilotti che i marinai doriani hanno trovato la prima giusta rotta per portare la propria nave in porto. Ed era quello che dovevano compiere per non incappare in correnti estremamente perigliose. Per farlo ha lavorato proprio come una vera ciurma. Ieri la Samp mi ha ricordato una frase fatta dire da due distinti personaggi di <Pirati dei Caraibi>, ovvero capitan Barbossa e la protagonista Elizabeth Swann. Difatti, per ritrovare i 3 punti con un risicato 2 a 1, il Baciccia ha dovuto utilizzare “il sudore della fronte e la forza delle sue schiene”. Un blucerchiato operaio quello messo in mostra nella notte del Ferraris che molto ha ricordato quello visto con il primo Ranieri. Importantissimo doveva essere l’approccio e questa volta non è stato sbagliato. Anzi il Doria è andato sul doppio vantaggio grazie a Candreva che ha preso il timone e sparato i due colpi (uno coadiuvato da un giocatore spezzino) che hanno avuto l’effetto di dare energia extra per difendere quanto sino a lì conquistato. Una Sampdoria brutta nel gioco, sporca, ma sportivamente cattiva e determinata per recuperare la concretezza smarrita. Così la voleva preparare D’Aversa, stanco dei complimenti fine a se stessi e di una classifica che,per dirla marinescamente, era finita in una secca incagliandosi in un quasi immobilismo. La vittoria era vitale, ma importante era anche riuscire a far calare la squadra in quella mentalità tipica delle squadre che dovranno usare tutte le proprie forze per restare a galla e non affondare. Operazione completamente riuscita? Sarebbe troppo ottimistico dire di sì. Il gol subito a tempo scaduto, alcune leggerezze e la reazione ai due gol fatti, fanno capire che ancora grande è il lavoro da svolgere. Inoltre la Samp subisce ancora una volta gol (dato da sistemare in fretta). Adesso a Genova arriva una squadra che per qualità e gioco sembra non un’Alesia bensì un vero e proprio Everest: l’Atalanta. L’unico modo che, attualmente, i blucerchiati hanno di uscirne con punti è quello di avere sangue agli occhi e coltello tra i denti. Non conterà avere come ieri solo il 28% del possesso palla o anche meno, ma l’unità di squadra per non risprofondare subito negli abissi da un punto di vista del morale e gol subiti. Perché in questo momento qualsiasi punto è ossigeno. E si sa che l’organismo ne ha bisogno tanto in alta quota quanto nelle profondità per sopravvivere. Soprattutto la Sampdoria ne avrà bisogno per  assaltare quest’anno il fortino per lei più importante, quello chiamato SALVEZZA e PERMANENZA in serie A.

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