10 febbraio 1974, l’esordio di “Brunetto”…

Posted By on Feb 10, 2023 | 0 comments


 (di Gianluca Guarnieri) 10 febbraio 1974, un giorno di 49 anni fa. Che vi viene in mente di quel giorno? Molti probabilmente non erano neanche nati, o troppo piccoli per ricordare cosa accadde in quella fredda domenica d’inverno. Qualcosa però successe, e cambiò la vita di un ragazzo di Nettuno, amante del dribbling e del baseball, dei capelli lunghi e della giocata mancina. Un ragazzo di molta fantasia.  Quel giorno il giovanotto nato sul litorale laziale fece il suo esordio in serie A, con la maglia numero 11, contro il Torino di Pulici, Graziani e Claudio Sala,  siglando l’inizio di una leggenda calcistica e diventando subito protagonista (procurandosi un calcio di rigore, sbagliato dal proprio compagno Angelo Domenghini…) in un combattuto 0-0 allo stadio Olimpico. La prima pagina di un romanzo. Fu soltanto il debutto per Bruno Conti.  La “piccola ala che vola sui sogni” ha segnato un’epoca, senza dubbi o paure di retorica, in una Roma che ha fatto la storia, tra la saggezza di Liedholm, l’acume di Dino Viola, il carisma di Falcao e la riflessività di Agostino Di Bartolomei. Conti è stato la fantasia al potere, la genialità e l’imprevedibilità portata allo “zenit”, con un piede sinistro degno dei sudamericani. Scartato in maniera colpevole da Herrera, ma portato in prima squadra dall’occhio clinico del grande “Barone” svedese (rubandolo al baseball, imperante nella natia Nettuno), “Brunetto” fece vedere subito la sua classe, camminando sullo stesso percorso di grandi ali destre del passato, vedi Causio, Domenghini e Claudio Sala, facendo vedere anche qualcosa di più, con un tiro di sinistro fulminante come un laser. Primo goal in serie A alla Juventus e a Dino Zoff, un goal vittoria nel Derby a Felice Pulici bello come poche cose al mondo, e poi una coppia con Roberto Pruzzo da favola (legame già tratteggiato nel Genoa di Simoni),  uno “assistman” perfetto,  l’altro stoccatore micidiale. La maglia azzurra fu quasi automatica, e di lì il titolo mondiale 1982. In Spagna, Conti divenne una star assoluta, capace di oscurare persino fenomeni come Maradona e Zico, meritandosi il soprannome di “Marazico”, facendo persino goal con il destro contro il Perù, incredibile per un sinistro totale come lui. Anni meravigliosi, con lo Scudetto del 1983, in una città impazzita per il ritorno del tricolore sui sette Colli dopo un’assenza di 41 anni. Un protagonista, nel bene e qualche volta nel male, come nella finale di Coppa Campioni contro il Liverpool, e quel maledetto rigore sbagliato. Errore che fa scendere sempre una lacrima dagli occhi e nel cuore del piccolo fantasista. Una carriera donata alla Roma, ed i tifosi non lo hanno mai dimenticato. Il suo addio al calcio, il 23 maggio 1991 è entrato nella storia con 80.000 tifosi che salutarono il loro piccolo eroe, in un autentico trionfo di sentimenti. Fu il termine del calcio giocato, ma il calcio e la Roma restarono nella vita di “Marazico”, portandolo dall’altra parte della linea di gioco. Nel settore giovanile è riuscito a mettere a frutto la sua esperienza, facendo assurgere alla celebrità molti giovanotti di belle speranze, facendosi trovare pronto anche quando la prima squadra lo richiese, vedi nel marzo 2005, proprio il giorno del suo 50° compleanno, nel giorno dell’esonero di Delneri. Conti c’era e rimise le cose a posto, in una stagione altrimenti tribolata e piena di stenti, portando la squadra ad una finale di Coppa Italia. Un mito assoluto, come mitiche restano le sue corse sotto la curva Sud, inginocchiato davanti allo striscione del Commando Ultrà dopo un goal.  Magico “Brunetto”, sempre e per sempre.

BrunoConti

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